AWAY, L’Altro Me Crew

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La spontaneità di prendere una bomboletta in mano e andare a dipingere i muri con gli amici all'uscita da scuola, ritrovarsi insieme e buttare giù qualche rima, mentre gli altri provano passi di breakdance, senza aver mai frequentato un corso perchè non esistevano, perchè erano cose che si imparavano per strada, per gioco. Non c'era la malizia del "se lo faccio divento famoso", non ci si definiva hip hop, lo si era e basta senza dirlo. Erano gli anni '90, era il periodo in cui, seppur inconsciamente, si viveva questa cultura a 360°. In quegli anni hanno mosso i primi passi tanti dj, rapper e street artsits che hanno saputo trasformare quella passione nata per gioco in un lavoro a tutti gli effetti. Tra questi c'è Raba, writer, artista, membro e Fondatore de L'Altro me Crew.

Quando ti sei avvicinato ai graffiti?

“Mi sono imbattuto nei graffiti e nella cultura Hip Hop quando avevo 13-14 anni, merito di  una fanzine trovata in edicola, credo si trattasse di Aelle. Da quell’estate ho iniziato a studiare le forme e le lettere iniziando a sketchare con il mio amico Bruco, ancora ricordo centinai di fogli buttati ovunque, prove di nomi, di tag, di bombing, di wildstyle e di colorazioni, non sapevamo esattamente cosa stessimo facendo, ma seguivamo l’ispirazione e il Flow. Scoprendo le regole e il linguaggio radicate in questa cultura, abbiamo iniziato a esplorare sempre più questo mondo. Ricordo a quei tempi non c’era ancora internet, il cellulare o i social media, tutto era molto più lento e dovevi ricercare informazioni ovunque, aspettando magari un mese prima di vedere la successiva fanzine. Viaggiando, mentre studiavo alle superiori, abbiamo conosciuto tanti altri Writers e personaggi legati a quest’ambiente con i quali abbiamo sviluppato tante connessioni, collaborazioni e amicizie che ancora oggi sono legate da questa passione e ricerca. Con il tempo è nata la crew L’Altro Me che si è sviluppata e maturata in una vera e propria famiglia". 

Come definisci la tua arte e qual é la sua caratteristica principale?

“Ciò che creo è collegato a uno studio, una ricerca di ciò che mi colpisce in quel determinato periodo, ho praticato per anni lo studio delle lettere, degli stili, dei font, della tipografia e della pittura, per poi imbattermi in queste nuove forme e concept più personali. Tre anni fa ho provato a uscire dai soliti canoni e regole “del muro” per trovare la mia personale visione delle lettere, e rielaborare un concept di forme, che derivano dai poliedri Rinascimentali, dai Micromondi e dai Minerali, e sviluppare delle lettere da quelle forme. Le lettere e scrivere il proprio nome con stile rimangono la parte principale del tutto”.

 

Perché ti sei trasferito in Svizzera?

“Non posso rispondere a questa domanda…scherzo, naturalmente per motivi lavorativi, avevo un caro amico Tony Mola che si era già trasferito e distanza di un anno mi contattato dicendo di avere un lavoro ideale per me, la mia professione comprende vari rami della visual art, dalla produzione video all’elaborazione grafica passando attraverso il 3d e motiongraphicse. Col tempo abbiamo sviluppato Black Frame Studios”.

È più facile lavorare in questo settore lì?

“Diciamo che i budget sono più alti anche se c’è molta meno richiesta rispetto a città come Milano, la cultura dell’Arte in generale è meno visibile in strada, è più canalizzata nel settore delle gallerie”.

So che hai realizzato un'altra grafica per Dolly Noire, da cosa hai tratto ispirazione?

"E partito tutto dal concept del tempo e un’idea di Gioele dove vedeva una clessidra con la sabbia che scorreva al contrario cioè dal basso verso l’alto. L’idea mi è piaciuta subito e ho creato un modello 3D di una clessidra, ho modellato tutta la struttura attorno e l’ho decorata incidendo lettere, il tutto con un effetto metallico d’orato che poi ho adattato al modello della maglia. Il risultato è stato molto soddisfacente e originale”.

Com'è andata la writing jam a Zurigo? 

“Toxic of Paints – Zurich Edition è andata molto bene, il riscontro è stato positivo, ottime murate e super guest, c’èra Mr.Wany da Milano e Bao Ho da Hong Kong sono state 3 giornate di sole intenso, una location spettacolare Dosen Dealer, ottime vibes e vecchie amicizie che si rivedono. Il Box contest Dolly era un ottima attrazione i vincitori erano soddisfatti del risultato e dei premi.

Un ringraziamento speciale va a Sosta, a L’me e Tops, al team di organizzazione e ai Writers e i fratelli che hanno reso tutto possibile”.

Che tipo di evento è?

“Toxic of Paints è un progetto in continua evoluzione, alla base dell’evento c’è la possibilità di connettere diverse discipline o forme di espressione, dal writing allo sport, al tattoo o la musica. L’importante è che vengano percepite buone vibes, che la Jam porti a sviluppare nuove connessioni e ispirare partecipanti e visitatori”.

La tua dimensione ideale é con la bomboletta in mano o a realizzare grafiche al computer?

“Ormai per come va veloce la tecnologia o stai al passo con essa o diventi obsoleto. Come tutti credo che ci siamo fusi al digitale, creando un qualcosa di nuovo nel modo in cui sviluppiamo un idea. Per me le due cose scorrono insieme; da una parte la tecnologia ti toglie il tatto dandoti la possibilità di sviluppare centinaia di look o effetti solo con un clic, in passato dovevi realmente disegnare decine di tavole per vedere quei semplici cambiamenti.

Dall’altra parte disegnare a mano, su carta o su un muro all’aria aperta tra amici rimangono la base per sviluppare il tutto, una non nega l’altra, basta trovare il giusto equilibrio”.

So che sei poco social addicted, cosa non ti piace del web?

“Non c’è nulla che non mi piace del web, anzi, credo sia un ottimo mezzo per connetterci e rendere il tutto più semplice e veloce, e che una parte del mio lavoro è sul mondo social, quindi ho un contatto diretto con entrambe le facce della medaglia e cerco di tenere separata la mia vita privata da quella sui social. Non sento il dovere di dover per forza mostrare sui social ciò che faccio, ciò che mangio e dove vado, preferisco postare i miei lavori che si preoccupano di diventare social al mio posto”. 

Cosa significa per te Stay Brave?

“Per me il significato che accomuno con Stay Brave è una frase che ha detto un mio caro amico:

La capacità di avere un piede nel presente e lasciare un’impronta verso il futuro.

 cit. Sosta. 

Ringrazio il team Dolly Noire per l’ottimo lavoro e prodotto che stanno creando...continuate a spaccare tutto!"

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