5 vittorie incredibili nella storia dello sport

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Ci sono giorni in cui lo sport ci lascia a bocca aperta, raccontandoci storie al limite dell'inverosimile. E ricordandoci il motivo per cui è meraviglioso.

Uno dei lati più belli dello sport è l'imprevedibilità, la possibilità che qualche circostanza possa modificare fino all'ultimo un risultato praticamente acquisito, che qualche improbabile scherzo del destino intervenga a stravolgere il pronostico e l'ordine prestabilito delle cose. "Nello sport non si può mai dire..." non è una frase fatta, lo sappiamo tutti bene. Per questo davanti a sfide dall'esito scontato, sotto sotto spesso speriamo che il risultato ci sorprenda, che il piccolo Davide si inventi qualcosa e riesca a sconfiggere il gigante Golia. Ci piace l'idea che lo sport possa essere democratico. Non succede quasi mai, è vero. Ed è anche questo il bello, la consapevolezza che assistere ad un'impresa del genere è cosa rara. Una di quelle cose che poi si possono raccontare. Qui di seguito ve ne racconteremo cinque di imprese memorabili e imprevedibili, che devono aver fatto impazzire più di un bookmaker. 

LEICESTER - PREMIER LEAGUE 2015/16

La favola della squadra guidata da Ranieri è ancora fresca, così come il senso di incredulità che l'ha accompagnata. A inizio stagione, la vittoria della Premier League per loro era quotata 5000 a 1. Molto più basse le quotazioni per Ranieri come primo esonerato di stagione ( in Inghilterra si scommette su tutto ). Ma il tecnico romano non ci sta, e dopo una buona partenza aggiunge concretezza e continuità alla sua squadra, permettendole prima di diventare campione d'inverno, ed infine di portarsi a casa il titolo. Le storie dei campioni che compongono quella squadra sono quasi tutte al limite dell'inverosimile, molte meriterebbero di finire in un libro. Il giocatore simbolo però c'è, e porta il nome di James Vardy. Fino a pochi anni prima dell'impresa, James giocava in una piccola squadra di operai ed era costretto ad allenarsi con una cavigliera elettronica che controllava ogni suo spostamento. Questo perchè, in seguito ad una rissa in un pub, venne condannato per violenza privata. Ma non rinunciò al suo sogno. E, col senno di poi, come si fa a dargli torto?

FLAVIA PENNETTA - U.S. OPEN 2015

Quando inizia il torneo in terra statunitense, la tennista brindisina è la ventiseiesima testa di serie ed è quindi tutt'altro che favorita. Nei quarti di finale si trova davanti Petra Kvitovà, che in quel momento è la numero quattro al mondo. E la batte. La semifinale si prospetta ancora più complicata, perchè Flavia deve fare i conti con la rumena Simona Halep, che nel ranking mondiale ai tempi occupa la seconda posizione (oggi è prima). Supera anche lei con un netto 6-1 6-3 e, per la prima volta nella sua carriera, vola in una finale slam. Ad aspettarla c'è la connazionale e amica Roberta Vinci che viene battuta 7-6 6-2. Per Flavia è la prima vittoria in un torneo del Grande Slam in carriera. E sarà anche l'ultima, perchè durante la premiazione comunica ufficialmente l'intenzione di ritirarsi dalle competizioni alla fine della stagione. Un'uscita di gran classe.

ALBERTO TOMBA - SLALOM DI LECH 1994

Nel 1994 Alberto Tomba non è certo un outsider. Anzi, è probabilmente lo slalomista più forte del mondo all'apice della sua carriera. E' forse proprio un eccesso di sicurezza però a creare le condizioni perchè il campione Bolognese realizzi a Lech una delle sue imprese più incredibili. La prima manche non va benissimo, soprattutto nella parte alta, dove l'azzurro commette qualche errore di troppo. Tirando nella seconda metà del tracciato, Alberto riesce a chiuderla in seconda posizione. Nella seconda manche parte fortissimo, e al primo intermedio ha praticamente distrutto i rivali. E' a quel punto che succede qualcosa di incredibile. Travolto forse dalla foga, Tomba incrocia le punte, rischia di inforcare una porta, dimane in equilibrio su un solo sci, praticamente si ferma. Un'azione inverosimile, che avrebbe costretto molti suoi colleghi al ritiro. Lui invece riparte, e corre come un forsennato. Al traguardo è primo. Guarda il cronometro, scuote la testa incredulo, si porta l'indice alla tempia come a dire "Ma siamo impazziti?". Eppure il cronometro non sbaglia. E non è finita. Dopo di lui scende Sykora, che deve difendere il primo posto. Ma non ce la fa, i pianeti dello sci azzurro quel giorno sono allineati. E Tomba vince.

OLIVIER PANIS - G.P. DI MONACO 1996

Vincere a Monaco in Formula 1, vuol dire saper guidare. Eppure Olivier Panis non è mai stato esattamente un pilota di prima fascia. Tanto meno lo è la sua Ligier, scuderia francese abituata a lottare per la parte bassa della zona punti. Ma nel 1996 a Montecarlo si corre una delle gare più strane di sempre. Si parte con pista umida, e succede di tutto, al punto che a fine gara le auto ritirate saranno 18. Questa enorme bagarre allunga molto i tempi della gara, che viene interrotta con tre giri d'anticipo per aver superato il limite delle due ore. Questo aiuta il pilota francese, che era in lotta con Coulthard, a mantenere la posizione e portare a casa la vittoria. Quel giorno le auto alla partenza erano 22. All'arrivo, 4.

STEVEN BRADBURY - OLIMPIADI DI SALT LAKE CITY 2002

L'outsider per eccellenza, il cui mito alle nostre latitudini è stato indelebilmente tracciato dalla Gialappa's Band in una puntata di Mai dire Gol. 1.000 metri short track.Il pattinatore su ghiaccio australiano parte nettamente sfavorito. Passa i quarti di finale grazie alla squalifica di un atleta Canadese. In semifinale, nella sua batteria cadono in tre, e un quarto viene squalificato. Partivano in cinque. Quindi non solo passa, ma lo fa come primo della batteria. In finale con lui ci sono un cinese, un coreano, uno statunitense e un canadese. Fino all'ultimo giro, Bradbury è staccatissimo. All'ultima curva l'atleta cinese, tentando di superare lo statunitense, lo urta. I due finiscono a terra e la carambola coinvolge anche il canadese e il coreano. Nessuno resta in piedi. Tranne Bradbury. Medaglia d'oro. In Australia gli dedicano un francobollo, e coniano il detto "Doing a Bradbury" per indicare un successo clamoroso e altamente insperato.

 

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