Ariete, una storia attraverso la Storia

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1947. Sono anni difficili. L'Italia esce dalla guerra, con le ossa rotte e tanta voglia di rialzarsi. C'è da ricostruire, da rimboccarsi le maniche, in molti casi da ripartire da zero. Sandro Mentasti la guerra l'ha vissuta in prima persona, nella divisione corazzata Ariete, in Libia. Proprio in quel 1947, in una cantina vicino al centro di Varese, fa muovere i primi passi ad un'azienda che porta il suo nome. All'inizio parte da articoli da gioco in gomma, per la precisione delle palle colorate per i bambini. Poi fiuta un businnes. Quello dei residuati bellici del dopoguerra. Motociclette ancora buone, ma a cui andavano rimpiazzate le pedane o altre piccole parti in gomma. Da qui Sandro apre pian piano collaborazioni con case motociclistiche importanti come Moto Guzzi, Aermacchi, Ducati e Benelli, e l'azienda si allarga passo dopo passo, mantenendo sempre però un forte legame con il territorio, il quale a sua volta ha un'importante storia industriale per quanto riguarda il settore moto, sia come accessori che come fabbriche di motociclette vere e proprie.  La sede si sposta in un capannone le cui tre campate ricordano, non a caso, le prealpi varesine. L'esperienza sotto le armi è ormai lontana, ma non dimenticata. Dal nome della sua divisione corazzata, "Ariete", deriva il brand, nonchè il logo della fabbrica, che rappresenta una mostrina militare con la stella a 5 punte. Di generazione in generazione (Annalisa Mentasti lavora oggi come Export, marketing and comunication Manager) l'azienda è arrivata fino a qui. Per farci un'idea più chiara di come siano andate le cose, e di come funzionino ora, abbiamo fatto quattro chiacchiere con Massimo Gobbi,dell' After Market Export Departement dell'azienda.

La vostra storia nasce ed incrocia un periodo storico molto particolare per il nostro paese, quello del dopoguerra. C'è un'Italia che si sta rimettendo in piedi. Che insegnamenti può lasciare questo a chi approccia il mondo dell'impresa?

Innanzitutto che, anche se non si hanno grossi capitali da investire all'inizio, se le cose vengono fatte nel modo giusto, senza sparare subito troppo in alto, ma andando passo dopo passo, si può raggiungere l'obiettivo che ci si è posti. Bisogna progettare bene le cose. L'esempio a noi lo ha dato proprio il signor Sandro Mentasti che quando ha iniziato, nel 1947, andava in bicicletta da Varese fino a Pavia per prendere la gomma. E partiva senza nemmeno sapere se la gomma l'avrebbe trovata, dato che al tempo cellulari non ce n'erano. Il rischio era di farsi il viaggio a vuoto. Però, anche di fronte ad un viaggio a vuoto, il trucco è non perdersi mai d'animo. La prossima volta la gomma ci sarà. Quindi fare un passo alla volta, rimboccarsi sempre le maniche e non aver paura di fare fatica. 

Quali sono oggi l'attività e le peculiarità dell'azienda?

Per prima cosa noi fabbrichiamo tutto in Italia, dallo stampo fino alla spedizione del prodotto finito. Infatti abbiamo anche un'officina interna nella quale lavoriamo l'acciaio e l'alluminio per ottenere gli stampi in base al prodotto che abbiamo in mente. Questo ci dona una grande flessibilità, nel senso che noi, una volta progettato un oggetto, possiamo produrne lo stampo, provarlo nella macchina e vedere se c'è qualcosa da modificare prima di passare alla produzione. Questo è un punto di forza che ci viene riconosciuto spesso dai nostri clienti.

C'è un prodotto al quale tu sei più legato? 

Il prodotto a cui sono più legato io è la maschera, che poi è il prodotto con cui abbiamo iniziato la collaborazione con Dolly Noire. Questo perchè io ho iniziato a collaborare con la ditta Sandro Mentasti nel 2007, e fin da quel momento ne ho visto lo sviluppo. Il progetto infatti era appena partito, e io da quel momento l'ho seguito, con l'aggiunta di nuovi modelli, nuovi colori. Questa cosa è andata di pari passo con lo sviluppo dei nostri social, perchè la maschera è un  prodotto che ti da più visibilità rispetto ad altri prodotti tecnici che abbiamo, in quanto la maschera va sul pilota. Anche altri prodotti sono importanti, tipo le manopole, ma quelli spesso non li vedi. 

Quando arriva la collaborazione con Dolly Noire? Come si sono conosciute queste due realtà?

Io Dolly l'ho conosciuta sui social, tramite Instagram e Facebook, e mi ha subito attratto. Dopodichè, circa due anni fa, Francesco Muratori e Isabel Fantoni sono venuti in azienda a trovarci un giorno, e io ho visto questo cappellino che indossava Francesco, con la visiera in paglia. Mi è piaciuto, gli ho chiesto informazioni e lui mi ha spiegato un po' la realtà Dolly, mi ha detto che avrebbero aggiunto sempre più capi di abbigliamento, e che a livello social e di immagine erano già molto ben posizionati. Dopo un po', sempre parlando con Francesco e Daniele, è venuto fuori che c'era questa intenzione di fare un prodotto Ariete legato a Dolly Noire. Io ho pensato immediatamente alla maschera. A quel punto abbiamo sviluppato il progetto, e ora c'è la "Dolly Noire Mask". E questo a noi fa molto piacere, ci permette di entrare in contatto con dei ragazzi che non fanno ancora parte della nostra cerchia, perchè magari fan parte di un altro settore.

Il motto Dolly Noire è "Stay brave". Come lo declinereste voi nella vostra realtà?

Negli ultimi anni, da quando siamo partiti sui social, il nostro ashtag preferito è "Fully Arietized", che è proprio l'essere "Arietizzato" completamente. A me lo "Stay Brave" di Dolly Noire piace tantissimo, e so anche da cosa deriva. Il "Fully Arietized" è una cosa che spesso e volentieri i ragazzi che comprano i nostri prodotti iniziano ad usare senza che noi glielo diciamo. Questo ci fa proprio piacere, perchè vuol dire che si sentono legati all'Ariete. È una questione di appartenenza. Noi rispetto ad altre aziende del settore, anche più grandi, ci riteniamo una grande famiglia. Questo è il "Fully Arietized", un legame. Questo senso di appartenenza lo ha anche Dolly Noire, e questo mi piace molto.

Ariete Dlynr Dolly Noire Mask Motociclismo

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