Carmine Landolfi aka B-Dog e il magico connubio tra batteria e rap

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Il suono della batteria e il rap sono due mondi troppo distanti? E chi l’ha detto. Siete mai stati a un concerto di Guè Pequeno, di Salmo o dei Club Dogo accompagnati, non solo dal dj in console, ma anche da una band? Carmine Landolfi è la prova vivente che questi due mondi non solo viaggiano su binari paralleli, ma riescono ad amalgamarsi perfettamente donando una potenza ancora più energica al rap e contribuendo a creare uno show indimenticabile e di fortissimo impatto visivo e auditivo. Carmine, originario della Campania, è un batterista di professione e nel corso della sua carriera ha accompagnato diversi artisti italiani, tra cui anche nomi importanti della scena hip hop nostrana. Pensiamo a  Hellvisback, l’ultimo tour di Salmo. Lui non è di certo un rapper fine a se stesso e nel senso canonico del termine, è un musicista, un artista completo a 360 gradi che ha trovato in Carmine la persona giusta ad accompagnare ed esaltare sia le sue rime che la sua chitarra elettronica suonata nel pezzo che ha dato il titolo all'intero pluripremiato album. Chi ha assistito anche solo a una data di quel tour, non può che essere rimasto colpito dalla forte musicalità e dal contributo che la batteria di Carmine Landolfi ha dato all’intera performance di Salmo: il risultato è stato un concerto punk/rock/rap. Ecco questa è una parte del mondo di Carmine, fatta di suoni e percussioni che ha nel DNA da sempre, da quando era solo un bambino. Ha iniziato a suonare “per modo dire” come lui stesso ci racconta all’età di sei anni “percuotevo pentole, tavolo e qualsiasi cosa fosse alla portata delle mie bacchette. Crescendo ho iniziato a prendere lezioni di batteria e allo stesso tempo iniziavo a formare il mio gusto musicale che veniva pian piano sempre più influenzato da batteristi d’oltreoceano. Fondamentalmente tutta la musica black mi ha sempre interessato molto, anche se non ho mai disdegnato il rock o altre influenze, ma col tempo mi sono reso conto che “a pelle” l’hip hop era uno dei terreni in cui mi sentivo più a mio agio".

 

Suoni in una band?

"Prevalentemente il mio contributo da “membro” di una band è con il progetto “JUST FOR FUN”, un gruppo nel quale ci confrontiamo per sperimentare riarrangiamenti su brani del repertorio pop internazionale e nel quale faccio molta ricerca stilistica poiché spaziamo dal rock al funk alla fusion. Inoltre sono impegnato con Franco Ricciardi ed Ivan Granatino, artisti che stimo tantissimo e con i quali ho un rapporto particolare perché sono ormai tanti anni che condividiamo il palco insieme".

So che sei il batterista di Salmo, quando l'hai conosciuto?

"Ci Siamo conosciuti all’Alcatraz di Milano, all’epoca ero in tour con Guè Pequeno, era l’ultima data del “Bravo Ragazzo Tour”. Pochi attimi prima di iniziare il concerto ci incrociammo con lo sguardo, lo riconobbi subito, ma non c’era tempo per presentarsi, perchè lo spettacolo stava iniziando. Alla fine dello show ci ritrovammo nei camerini e iniziammo a scambiare due chiacchiere, Mauri si è dimostrato molto entusiasta della mia performance e da li è partito tutto".

Com'è suonare a un concerto rap?

"E’ Bellissimo, il rap ha una forza incredibile e catalizza l’attenzione di migliaia di ragazzi…Quando parte uno show in un palazzetto o in un club si viene letteralmente travolti dal boato d’affetto che i fan hanno verso l’artista, è una cosa incredibile e porta chiunque sia sul palco ad una scarica di adrenalina enorme. Dal punto di vista tecnico è abbastanza impegnativo, in quanto spesso si suona avvalendosi di una serie di strumenti (anche elettronici) che non lasciano spazio ad indecisioni o a distrazioni. Visto dalla parte del pubblico può sembrare facile ma è un lavoro duro, che però faccio con amore e passione".

C'è un concerto che ricordi in modo particolare?

"Ce ne sono vari, in ogni tour c’è sempre una data memorabile, penso ai concerti con i Club Dogo ad esempio, oppure ai concerti con Guè, e proprio con lui ricordo un sold out sempre all’Alcatraz in cui poco prima di iniziare il concerto mi affacciai verso la platea e venni letteralmente stordito dal boato di urla che proveniva dalla sala..Da pelle d’oca!! Anche con Salmo ho vissuto momenti elettrizzanti, ricordo un concerto all’Acquafan di Riccione dove il pubblico era nella mega piscina, una situazione talmente bella che a tratti avrei voluto essere parte del pubblico. E lo voleva talmente tanto anche Mauri che a fine concerto decise di tuffarsi, non senza problemi, perchè a causa della foga dei fan stava rischiando di annegare".

Come e quando ti sei avvicinato a Dolly Noire?

"Un pò di anni fa, fui incuriosito da questo brand, vidi il marchio se non erro sul profilo Instagram di Clementino e ne rimasi subito colpito. Qualche tempo dopo, ad un dJ Set del mio amico Slait conobbi Filippo di Dolly Noire con il quale si è poi stabilito un bellissimo rapporto".

Quale pensi sia il punto di forza del brand?

"A mio avviso l’aspetto creativo e l’originalità dei capi sono pazzeschi ed è molto affine con il mio modo di vedere lo stile dell'abbigliamento. Mi piacciono tantissimo i loro promo video, sono sempre freschi e raccontano attraverso i loro testimonial un mood di stile che mi ha catturato fin dal primo momento".

Cosa significa per te Stay Brave?

"E' un concetto che può essere adottato in diversi modi, dal modo di porsi a quello di vestire. E’ un modo di essere ed è assolutamente in linea con  l’immagine di Dolly Noire".

Stay Brave

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