Damat Drummer: la strada come un palco a cielo aperto

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DAMAT è  un giovane compositore, street drummer e percussionista classe ’94. Ha iniziato a suonare le pentole di sua madre sin da piccolo, a 10 anni suonava la batteria acustica e dopo poco tempo ha formato una band e ha cominciato a fare concerti. Dopo circa 10 anni di studio, esperienza con diverse band, facendo concerti a Modena, Bologna, Milano, Verona, Firenze e aver frequentato studi di registrazione come lo Studio 54 di Montecarlo, Damat decide di spingersi oltre e di iniziare una nuova avventura: suonare i pad elettronici e le percussioni improvvisando live con il dj.

A Damat però tutto questo non bastava, sentiva di poter fare e dare di più al pubblico che lo stava e sta seguendo. Ha iniziato a fare lo STREET DRUMMER, suona con secchi, pentole, piatti e qualsiasi altro oggetto che possa produrre un suono nelle più grandi città italiane ed europee come portando nelle piazze la sua musica.
Ancora però, tutto questo a Damat non basta. 
Ha sempre desiderato comporre canzoni proprie. Nell'ultimo anno ed ancora oggi sta lavorando intensamente per poter iniziare a produrre propri singoli.

Come ti sei avvicinato alla musica?

“Penso di avere iniziato ad amare la musica dal momento in cui sono nato, l’avevo dentro di me. Fin da piccolo rompevo pentole e mestoli di mia madre alla ricerca di suoni e ritmi. I miei genitori avevano cercato di indirizzarmi verso uno strumento più classico e tranquillo, ma penso che quando una persona sente di fare qualcosa e crede che quella cosa gli appartenga, il gioco è fatto e nessuno ti può cambiare. Dopo varie lezioni di chitarra anche i miei genitori si convinsero che la batteria mi appartenesse e me ne comprarono una nel 2004. Fu così che da quel giorno iniziò il mio percorso da batterista”. 

Com’è nata l'idea di essere uno street drummer?

Mi è sempre piaciuto cambiare e sperimentare, ovviamente sempre nel mondo delle percussioni. Ho spesso pensato che ogni oggetto potesse produrre un suono assumendo una nuova identità, diventando uno strumento musicale. Mi ha sempre affascinato l’arte di strada, ci sono passati i più grandi artisti, è il palco dove veramente puoi esprimere quello che senti “il tuo palco” dove le persone non si fermano per obbligo ma spontaneamente solo perchè mosse dal cuore, per questo ho scelto di esibirmi in strada nel “mio palco a cielo aperto”. Quando alzi gli occhi e vedi lo sguardo delle persone emozionate dalla tua musica, bambini che ballano e che a fine show vogliono fare la foto con te e ti danno il cinque, percepisci che è una cosa unica. Girando le piazze italiane ed europee il mio obiettivo è quello di emozionare più persone possibili con pentole, secchi e lamiere trasformate in strumenti musicali che mescolando suoni e ritmi danno luogo a uno spettacolo autentico”.

Hai partecipato a molti eventi quale più di tutti ti é rimasto impresso?

Sì, ho avuto modo di vivere diverse esperienze, di crescere negli anni attraverso la partecipazione a serate in diverse discoteche, ma sicuramente il momento che ricordo più intensamente è la prima volta che sono sceso in strada a suonare. E’ stato in Via Rizzoli  a Bologna. Dentro di me c’era un cocktail di emozioni: paura, adrenalina, felicità e soprattutto determinazione. Sono bastati i primi battiti sui secchi per fare svanire tutti i miei timori e paure e far riemergere, come in un sogno, il bambino di cinque anni che rompeva pentole e mestoli alla madre. E’ stato un momento molto bello e coinvolgente anche quando ho avuto modo di esibirmi all’interno del programma “Edicola Fiore” collegato in diretta da una strada di Milano con il noto showman Fiorello. La più bella esperienza dell’anno appena trascorso è stata sicuramente la  partecipazione al programma televisivo “Tu Si Que Vales”. Alla fine dell’esibizione gli applausi dei giudici e del pubblico mi hanno ripagato di tutti gli sforzi fatti per arrivare fino a lì”.

La tua arte é più apprezzata in Italia o all’estero?

Posso dire che quest’arte sia in Italia che all’estero è fortunatamente ben apprezzata. Quando suono o in Italia o all’estero, grazie al calore del pubblico, mi sento sempre a casa”.

Come e quando ti sei avvicinato a Dolly Noire?

Sono stato attratto nel web dai prodotti marcati Dolly Noire, vedendoli percepivo come un legame tra arte, musica, passione e sogno, così sono andato a leggermi la storia del brand . Mentre mi addentravo nei contenuti sentivo rispecchiarmi sempre più nel sentire dei quattro ragazzi che hanno creduto in un sogno con forza e determinazione lo stanno realizzando. Mi sono subito messo in contatto con Dolly Noire,  ho raccontato  loro la mia passione e il mio sogno. Credendo anche loro in quello che faccio si è deciso di unire le forze e sognare insieme”.

Amicizia coraggio e sogno sono i valori sui quali si basa Dolly Noire, li condividi o ne aggiungeresti altri per descriverti?

In Dolly Noire non ho trovato solo uno sponsor, ma ho trovato degli amici e penso che al giorno d’oggi questa cosa sia fondamentale per intensificare relazioni affettive che ti facciano sentire bene come credo che, sempre  al giorno d’oggi, ci voglia coraggio a sognare. Penso queste siano le tre cose fondamentali, tutto il resto viene da sé”. 

Quali sono i tuoi progetti per il 2018?

Non mi piace fare progetti troppo strutturati e poco flessibili, perché ogni giorno possono emergere idee nuove ma sicuramente il mio progetto principale è quello di crescere sempre più mattone dopo mattone. Una cosa a cui tengo molto e per la quale sto lavorando sarebbe produrre singoli e canzoni proprie, attraverso l’esperienza musicale costruita in questi anni”.

Cosa significa per te Stay Brave?

Secondo me Stay Brave è un inno a non mollare mai qualunque cosa accada e a portare sempre avanti i propri sogni e ideali. Penso il brand produca i prodotti proprio seguendo questo inno, penso voglia accompagnare le persone nei momenti felici o bui come nei momenti di coraggio e di gloria”.

Stay Brave

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