Essere atleti 365 giorni l’anno: il racconto della snowboarder Elisa Caffont

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Se a soli vent’anni hai all’attivo decine e decine di competizioni nazionali ed internazionali nello sport che pratichi, devi avere talento. Se hai portato a casa i primi piazzamenti in top 10 quando avevi appena 16 anni, allora quel talento dev’essere davvero pazzesco. Quella che sto descrivendo non è però la trama di un film su un enfant prodige, ma una storia vera, quella di Elisa Caffont. Elisa è una giovane componente della Nazionale italiana di di snowboard, una disciplina tanto impegnativa quanto affascinante, che si lega al mito degli evocativi picchi innevati e delle adrenaliniche discese, condite da acrobazie a tratti impensabili.

Nata a Belluno, da un anno vive a Livigno: mi dice che “amo il mare, ma senza la montagna non potrei vivere”. Le chiedo di parlarmi un po’ di ciò che il suo sport rappresenta per lei, perché solo un atleta può effettivamente cogliere a pieno le sensazioni che una disciplina simile può regalare. “La velocità, il vento che ti sfiora la pelle, il rischio, la sfida, l’adrenalina che si prova: questo è ciò che amo dello snowboard alpino, questo è quello che mi fa sentire viva!”. Le emozioni incredibili che si provano sulla tavola non sono però tutto ciò che c’è da conoscere: Elisa mi parla di “sacrifici e rinunce per fare la vita da atleta”, richiesti anche a tutta la famiglia – che la sostiene sempre -, e della differenza sostanziale rispetto alla vita dei suoi coetanei.

I ritmi dell’allenamento e delle gare sono impegnativi, i momenti frenetici molti, ma c’è una profonda soddisfazione nel tono con cui mi dice “se preso seriamente, questo percorso ti cambia la vita, a te e a chi ti sta vicino”. “Ho iniziato a fare snowboard ad 8 anni, un po’ per gioco, nessuno in famiglia sapeva che avrei iniziato a fare le gare, di solito andavo a sciare per divertimento con il mio giardiniere” mi dice sorridendo, “solo dopo le prime gare i miei hanno capito che sarebbe diventata una cosa impegnativa, prima ancora che lo capissi io”. “Tante volte lungo il percorso ho pensato di mollare, soprattutto in quella fase dell’adolescenza in cui inizi a pensare a dei cambiamenti” ricorda, aggiungendo anche che l’infortunio al ginocchio è stato il momento in cui è stata più vicina a mollare, “però sono contenta di non averlo fatto; tutti gli atleti hanno dei momenti bui simili, ma sono davvero felice di aver proseguito per la mia strada”.

Se è vero che la forza di volontà ti permette di superare anche i momenti peggiori e di non mollare – ed è quella che contraddistingue un vero atleta -, restano comunque moltissimi momenti impegnativi nella vita di un atleta, anche nella vita di tutti i giorni, specialmente al livello di Elisa. “Una delle difficoltà è quella di essere costanti, anche quando ci si sente stanchi, anche quando non si ha voglia, anche quando le distrazioni sono tante – oppure gli impegni scolastici sono pesanti” mi confessa, aggiungendo che è fondamentale avere una persona che ti segue sempre, anche per il supporto in situazioni simili. “Una disciplina come la mia richiede inoltre di spostarsi molto di frequente: ho vissuto in diverse zone del nord Italia, e questo crea dei problemi quando vuoi installare dei legami personali duraturi. Negli anni dell’adolescenza questo aspetto mi è pesato, ora però sono felice di poter conoscere sempre gente nuova, ovunque io vada”. Con una disciplina strettamente legata alle stagioni come lo snowboard alpino, come ci si gestisce nell’arco dell’anno? “L’inverno è ovviamente molto più impegnativo: è il periodo delle gare, ogni tanto mi concedo qualche serata relax – ho vent’anni anche io! -, ma in generale sono molto più concentrata.

D’estate invece mi gestisco in maniera più autonoma, quindi mi concedo uno stile di vita più rilassato”. L’unico comune denominatore di tutte le stagioni – anzi, di tutto l’anno - è la palestra, dove Elisa va ad allenarsi tutti i mesi, per mantenere la forma fisica e atletica necessaria. “L’unica vera sfida alla fine, come dicevo prima, è quella di gestire i rapporti umani con così tanti chilometri sotto i piedi; per il resto, qualunque rinuncia la si fa volentieri, perché la passione è davvero tanta”. La decisione nel suo tono di voce non tradisce alcun dubbio: Elisa ha scelto la vita da atleta tanto quanto la vita da atleta ha scelto lei, ed è solo all’inizio di quella che sarà sicuramente una lunga e vittoriosa carriera. C’è però qualcosa che si concede come “sgarro”, come strappo alla regola, quando può? “Andare a ballare. Amo veramente tanto andare a ballare, rimarrei in pista fino alle 6 di mattina, quando posso prendo il treno e vado. È una delle cose che amo di più al mondo... Dopo lo snowboard!”. 

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