Fratelli Ivaldi, quando la canoa è di famiglia

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Zeno e Raffaello Ivaldi, due giovani fratelli originari del veronese ma oggi stabilitisi a Ivrea, condividono una passione, quella per la canoa. E non lo fanno a tempo perso o per hobby, ma ad altissimi livelli, uno nel kayak e l'altro nella canadese. Per spiegarsi un sentimento così forte verso le acque mosse, basta fare un passo indietro nell'albero genealogico. Al ramo superiore troviamo il loro papà Ettore, ex nazionale italiano. E' lui ad avergli infuso questo amore per una disciplina così poco "frequentata" alle nostre latitudini. Parte proprio dal papà la chiacchierata che abbiamo avuto modo di fare con loro.

"E' sempre stato lui a trasmetterci la passione" ci racconta Raffaello. "Ci portava fin da quando eravamo piccoli dentro la sua canoa. Lui era un atleta che ha poi deciso di allenare. Ha iniziato seguendo i club ed è poi diventato allenatore dell'Italia quando noi eravamo ancora piccoli, dal 2001 al 2004, portandola alle olimpiadi di Atene. Poi, per una serie di contrasti con l'organizzazione politica della federazione, ha deciso di andare via. Prima ha allenato la Spagna, che ha portato a Pechino, poi il Brasile, con cui ha fatto Londra e Rio. Dopo Rio è stato richiamato qui in Italia ed ha deciso di tornare, dato che io e mio fratello avevamo iniziato ad entrare in nazionale e lui ci teneva ad iniziare a lavorare anche con noi."

 

Se doveste raccontare un motivo per cui vale la pena fare questo sport?

Raffaello: "Per me il fatto che sia tutto quanto un po' incerto. Ci sono tantissime componenti diverse, puoi arrivare all'apice, ricadere e tornare all'apice. Si hanno un sacco di stimoli da quel punto di vista, non si è mai sicuri alla partenza di una gara di quello che succederà. C'è una forte componente emozionale e anche di caso che ti tiene sempre sul pezzo." 

Zeno: "Per me è il feeling che si ha sull'acqua. L'acqua mossa, che corre, questa componente naturale che ci attira così tanto. Anche quando non siamo in gara o in situazioni agonistiche, a me piace tantissimo andare su fiumi, canali. Quello che si prova a seguire l'acqua, a scendere le rapide, è qualcosa di davvero indescrivibile."

Da che età è giusto iniziare uno sport del genere se si vuole arrivare ad alti livelli?

Raffaello: "Bisogna iniziare abbastanza giovani, perchè c'è una forte componente sia tecnica che di abilità che vanno sviluppate, essendo uno sport che si pratica in acqua mossa facendo slalom tra dei pali. E' abbastanza complesso a livello tecnico. Prima si parte e meglio è, perchè da piccoli si ha più capacità di sviluppare acquaticità. Tutti quelli che sono al vertice hanno iniziato da piccolissimi, intorno ai dieci anni." 

Ricordate un momento particolarmente difficile ed uno particolarmente emozionante della vostra carriera?

 Zeno: "Io nel 2016 ero a Rio dopo una serie di selezioni. Eravamo rimasti in pochissimi a giocarci un posto all'olimpiade. Proprio lì ho dovuto invece subire un intervento di appendicite. Quando mi hanno detto che dovevano operarmi, sapevo che sarebbe sfumato il sogno olimpico. Per me, che già arrivavo da un po' di infortuni ed ero riuscito da poco a tornare a quei livelli, quel momento è stato abbastanza tosto. Però quello stesso anno, nonostante avessi dovuto saltare le olimpiadi, al mondiale sono riuscito ad arrivare secondo ed ho vinto il campionato italiano. Insomma, un paio di sensazioni buone che sono state un toccasana, mi hanno ridato subito la voglia." 

Raffaello: "Io ho iniziato fin da molto giovane a fare una serie di competizioni internazionali ad alto livello, quindi mi son trovato subito sparato nel mondo dei grandi. All'inizio ho fatto grande fatica ad inserirmi e, data la mia età, ho iniziato a prendere una serie di bastonate incredibili. Non è stato facile, anche perchè arrivavo da un contesto giovanile in cui ero abituato ad essere il migliore. Confrontandomi sempre con i migliori, sono arrivato lì con delle aspettative ma poi mi son reso conto che il mondo dell'alto livello è tutta un'altra cosa. Mi ricordo che i primi anni in cui ho fatto la coppa del mondo (2013-2014) mi son preso delle belle batoste. Questo fino all'anno scorso, in cui invece sono riuscito a salire sul podio in coppa del mondo. Li ho iniziato a vedere tutti quelli che mi legnavano quando ero più piccolo, oppure che seguivo da casa, sul podio con me, o addirittura alle mie spalle. E' stato bello." 

 

Com'è organizzata la vita di un professionista?

Raffaello: "E' un bel casino. Noi allenandoci abbiamo bisogno di variare tanto, di andare sui canali artificiali di tutto il mondo, perchè bisogna abituarsi a tutti i tipi diversi di acqua. Quindi viaggiamo tantissimo. Siamo appena tornati dall'Australia, dove siamo stati due mesi a fare la preparazione invernale. Di base, durante il periodo della preparazione invernale, la giornata è "allenamento-allenamento-allenamento-allenamento". Canoa, palesta e poi di nuovo canoa. Tutti i giorni. Nella preparazione alle gare invece siamo molto più attenti alla quantità di allenamenti, puntiamo di più sulla qualità. Dobbiamo scaricare per le gare, quindi facciamo massimo un allenamento al giorno e stretching, allungamento, fisioterapia. Si fa attenzione a mangiare bene, dormire bene. La classica vita da atleta." 

Per cosa vi state preparando ora, quali sono i vostri prossimi obiettivi?

Raffaello: "L'obiettivo principale sono sempre le olimpiadi, tutta la nostra preparazione si basa su quel traguardo e noi ci stiamo preparando. Le selezioni per Tokio inizieranno nel 2019 e noi vogliamo arrivare pronti. Nel frattempo ci sono un sacco di grandi obiettivi in mezzo a cui teniamo molto. Ogni anno ci sono i mondiali e in più, per quanto mi riguarda, in questo 2018 ci saranno i mondiali Under 23 in casa, a Ivrea, dove ci alleniamo noi. Sarà una bella emozione gareggiare li, in una città piccola che sente molto la nostra realtà. Ci hanno accolto da subito benissimo, sono sempre presenti nel nostro mondo ed è una cosa a cui io tengo molto."

Zeno: "Io che sono un pochettino più vecchio punterò tutta la preparazione di quest'anno sul mondiale di Rio a ottobre. Per gli under 23 sono un po' grande!"

Il motto di Dolly Noire è "Stay Brave". Cosa significa per voi?

Zeno: "E' il modo in cui affronto la gara, le sfide di ogni giorno. E' un concetto di interpretazione della competizione che ti fa rischiare un po' di più ma può portarti a maggiori soddisfazioni. Infatti appena scoperto il brand Dolly Noire, c'è stata subito una connessione da parte mia anche sotto questo aspetto." 

Raffaello: "Vale lo stesso per me. La questione è semplice, siamo qui per divertirci e goderci quello che facciamo, non dobbiamo aver paura di giocare il gioco. Bisogna andare, sapere quello che si vuole fare e farlo senza paura. Abbiamo la possibilità di fare una cosa che amiamo, che ci piace un sacco, ci fa divertire e vedere un sacco di posti. Non bisogna assolutamente viversela male, ma bisogna prendere tutto quello che si ha, andar li e prendersi ciò che si vuole."

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