Giacomo Bertagnolli, l'arte di collezionare medaglie

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Scrivere un articolo su un impresa come quella di Giacomo Bertagnolli è allo stesso tempo una cosa facile e complicata. Facile perchè carica di entusiasmo, complicata perchè il rischio della retorica è dietro l'angolo. Atteniamoci quindi ai fatti. La delegazione paralimpica dell'Italia a PyeongChang doveva in qualche modo migliorare la prestazione di quattro anni prima, quando era tornata da Sochi senza medaglie. Riesce nell'impresa, e anzi riesce a piazzarsi circa a metà del medagliere, classificandosi davanti a paesi come la Gran Bretagna e la Norvegia. Il bottino finale è di cinque medaglie in totale. Di queste cinque, quattro portano la firma di Giacomo Bertagnolli che, insieme alla sua guida Fabrizio Casal, conquista in sequenza un bronzo, un argento e due ori. Giacomo è un ragazzo di 19 anni di Cavalese che dal 2012 pratica sci alpino agonistico paralimpico. Con Fabrizio, oltre che lo sport, condivide anche la scuola (i due frequentano una quinta liceo), anche se non la classe. La disabilità visiva che lo accompagna dalla nascita non lo ha mai fermato. Anche alla vigilia di questa Paralimpiade, i due avevano le idee molto chiare.

"Oddio, non mi immaginavo di fare quattro medaglie, però siamo partiti con la mentalità di portare a casa un oro." Ci racconta al telefono, mentre un treno lo riporta a casa da un incontro al Quirinale.

"Siamo arrivati li e abbiamo fatto un bronzo, poi è arrivato l'argento. Nella terza gara si è staccato lo sci a Fabri, e nella quarta allora dovevamo per forza prenderci l'oro. E ce lo siamo presi. Poi ne è arrivato un altro anche nella quinta." 

Com'è una paralimpiade vissuta da dentro?

"Il villaggio olimpico di per se non è niente di che. Erano dei mega palazzoni con la mensa, la sala giochi e basta. Si viveva li dentro. Considera che comunque avevamo zero tempo. Partivamo dal villaggio olimpico alle quattro e mezza, cinque di mattino per andare alle gare, tornavamo alle cinque o sei di pomeriggio, dopo la premiazione, mangiavamo e andavamo a dormire. Fuori dal villaggio olimpico il clima è bello. I coreani sono simpatici, molto aperti come mentalità, gli piace tanto scherzare. Poi noi italiani gli stiamo simpatici, quindi imparavano l'italiano, ci salutavano in italiano.Son dei grandi. Non hanno ancora imparato le parolacce, ma son bravi, imparano in fretta. 

Come ha reagito il tuo ambiente, quello dello sci paralimpico, a questi tuoi successi?

"Guarda, nel mondo paralimpico, io parlo dello sci alpino ma vale per tutte le discipline, c'è un clima competitivo durante la gara, però poi siamo tutti amici. Prima di ogni gara si augura buona foruna, "Good Luck", a tutti. La stessa cosa accade alla fine. Questo sul campo di gara. Poi fuori dalla gara ci organizziamo per andare al bar per farci una birra assieme. C'è un clima molto aperto. Si compete e come va va, non è che gli altri se la prendono. C'è il giusto rapporto tra l'amicizia e lo spirito agonistico, perchè in gara non si regala niente."

Dietro a questi traguardi quanto lavoro, quanta fatica c'è?

"Fatica un bel po' perchè, fidati, lo stress nella preparazione delle olimpiadi, durante le olimpiadi e dopo è tanto. Si hanno tante pressioni addosso, soprattutto se si è tra i favoriti. Tutti si aspettano qualcosa da te, poi sai, magari sbagli, fai in un modo o in un altro e tutti rimangono delusi. Di pressione ce n'è stata tanta, ma siamo riusciti a gestirla piuttosto bene. Poi di lavoro ce n'è dietro un sacco, considera che adesso noi siamo in quinta liceo. Abbiamo dovuto lasciare da parte la scuola per allenarci bene ed arrivare preparati. Siamo arrivati preparati alle olimpiadi, abbiamo fatto quattro medaglie, e adesso torniamo e ci tocca recuperare quello che gli altri hanno fatto in un anno in soli due mesi. Anche quella sarà una bella sfida. Anche perchè di stanchezza ne abbiamo accumulata parecchia. Abbiamo fatto scuola e insieme tre allenamenti a settimana, che ti prendono tutto il pomeriggio o la mattina. Poi gli allenamenti in palestra, mentre nel frattempo dovevamo studiare. Anche alle olimpiadi abbiamo tenuto dei ritmi insostenibili. Tra una cosa e l'altra nelle ultime settimane ho una media di sonno di quattro ore per notte. Ora pensare che devo ricominciare scuola e preparare un esame di maturità non è esattamente incoraggiante." 

Tu sei molto giovane, ma sei ad altissimi livelli. Che consiglio daresti ad un ragazzo che inizia ad affrontare uno sport e vuole farlo a livello agonistico?

"La cosa migliore credo sia fare quello che si ha in mente. Ascoltare i consigli dei propri genitori, ma alla fine decidere da soli. Se per esempio i genitori ti dicono "Vai a scuola e lascia stare lo sport perchè non hai tempo", tu prima fai lo sport, e poi ti fai il culo per recuperare a scuola. E poi devi fare qualcosa che ti piace, altrimenti non riesci a farla bene. Devi avere la volontà di dire "voglio fare questo sport, mi impegno, poi se ho altre cose da fare devo mettermi ancora più d'impegno per recuperarle". Se vuoi arrivare ad alti livelli devi riuscire a dare le priorità a te stesso."

Quando hai conosciuto Dolly Noire?

"Di persona ho conosciuto i ragazzi di Dolly tre giorni fa, quando sono passato dal negozio ufficiale a Milano. Son dei ragazzi fatastici, con cui puoi scherzare. Li ho conosciuti tramite la ragazza di Fabri che mi ha detto "Gurada che ci sono i ragazzi di Dolly Noire che ti vogliono sponsorizzare, e tu saresti il primo atleta paralimpico che sponsorizzano." Io allora sono andato a dare un'occhiata al sito, per vedere le cose che facevano. Io poi nel vestire ho quello stile li, quindi subito da li ho preso i contatti ed è iniziata la collaborazione. Ne sono molto contento, perchè le cose Dolly mi piacciono un sacco." 

Il motto di Dolly e "Stay Brave". Cosa significa per te?

"Beh, guarda, il loro motto è come il mio. Cambiano un po' le parole, ma il senso è quello. Secondo me nella vita come nello sport devi avere coraggio di fare anche quello che a volte gli altri hanno paura di fare. Così sfondi, vai avanti. Altrimenti, se hai sempre paura che succeda qualcosa, rimani bloccato. Devi avere il coraggio di andare a volte contro quello che dicono gli altri. A me hanno detto che sono fuori di testa perchè faccio certe cose, anche nello sport, ad esempio la discesa libera. Invece devi fare quello che vuoi diventare. Per farti capire, io mi sono fatto togliere le rotelle dalla bici dai miei a due anni. A due anni e mezzo venivo giù dalle piste sterrate da sci. Sai quante volte son finito nel bosco? Ma vabbè, tutta esperienza."

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