Girare il mondo un video alla volta: intervista al videomaker Filippo Bano

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Quattro chiacchiere con Filippo Bano, videomaker partito dal rap, ma che in breve tempo ha reso il mondo il suo soggetto

Nitro, Lazza, Emis Killa, Mahmood, Willie Peyote: nel curriculum di un videomaker italiano, un elenco di nomi così basterebbe a renderlo uno dei professionisti migliori sulla piazza. In quello di Filippo Bano, però, questi artisti rappresentano solo una minima parte di un percorso che in pochi anni si è esteso a macchia d’olio. “I primissimi esperimenti risalgono al 2013, dei video musicali creati per rapper veneti indipendenti e amici, con una actioncam da 4 soldi” racconta Filippo, classe ’89 originario di Padova. Le prime esperienze lo conducono a Dj MS – dj di Nitro e patron di molte iniziative legate al rap italiano -, che in quegli anni stava costruendo Gold Leaves Academy, l’etichetta indipendente che ora dirige. “Facevo quindi molta esperienza, avevo molta fame di imparare e migliorare e lo si poteva capire della qualità dei miei video che cresceva.” Un percorso fatto di tanta gavetta, senza la quale però non sarebbero arrivate le skill necessarie allo step successivo, che arriva molto presto. Dal Veneto, infatti, si trasferisce a Milano, per provare il salto di livello in ambito lavorativo.

“Ho aperto partita iva e mi sono trasferito a Milano insieme a Dj MS e Roberto Graziano Moro, nella casa in cui vivevano Salmo, Nitro e Dj Slait, che conoscevamo già.” Un ritrovo di creativi da stropicciarsi gli occhi, che ha permesso a Filippo di inserirsi in un circuito stimolante e ricco di possibilità, soprattutto dal punto di vista lavorativo. “Ho passato il primo anno a Milano non facendo altro che lavorare”, racconta, e la sua è una testimonianza che accomuna moltissimi fuori sede che arrivano nel capoluogo meneghino, centro di gravità per molti settori dell’intrattenimento, ma anche palestra dalla competizione agguerrita. “Il mercato qui è molto più competitivo ed è stato un po’ come ripartire da zero in un mare pieno di squali”, confessa, con la consapevolezza però che è stata proprio questa competizione a permettergli di migliorarsi ulteriormente come regista. Inizia a collaborare con Sony, Universal, Warner Bros e altre major della musica italiana, a stretto contatto con alcuni dei grandi nomi del rap italiano, e nel frattempo si avvicina anche al mondo del fashion e dello streetwear. La collaborazione con Dolly Noire nasce tramite Hell Raton: “in Uganda abbiamo creato un video musicale, ma soprattutto messo le basi per un documentario che si sarebbe sviluppato un paio di anni dopo, proprio in collaborazione con Dolly Noire”.

Quello in Uganda è solo il primo di diversi viaggi di lavoro, che diventano una prerogativa per Filippo: Africa, America, Israele e Spagna sono solo alcune delle mete raggiunte, realizzando videoclip di diversa natura, misurandosi con nuove culture, nuove tecniche e location mozzafiato. “Furono 3 mesi turbolenti e stressanti, ma le soddisfazioni erano impagabili”, racconta, “in particolare Los Angeles aveva lasciato il segno”. Fu proprio il ritorno a Los Angeles a segnare l’inizio di una nuova collaborazione con Dolly Noire: “fummo proprio noi – io, Andrea Folino e Roberto Graziano Moro - a proporre a Daniele di girare degli spot per il brand negli USA. È bastata una brevissima chiacchierata per entrare subito in sintonia e decidere insieme la campagna video e fotografica”.

La California diventa quindi teatro degli shooting per i capi sport della collezione ELYSIUM. “Gli scatti sono partiti dai completi da basket in un campetto tipico americano, per poi passare a baseball e football, nei campi sportivi della Burbank High School”, racconta, “arrivando infine ai surfer di Venice Beach. Un viaggio nei mondi che hanno ispirato la cultura sportswear e streetwear, nella culla dei riferimenti stilistici di questo mondo, ma senza fermarsi lì. Filippo e Roberto Graziano Moro si spostano infatti a New York, per girare gli ultimi video relativi a ELYSIUM e CHEMICAL. Avevamo ormai investito la maggior parte del budget datoci dal brand a LA e non potevamo permetterci un’altra agenzia o casa di produzione”, spiega sorridendo, “così ho passato un paio di giorni a fare location scouting in giro per la città e scelsi le zone di Brooklyn e Time Square”. Una cornice più che suggestiva, che però ha contribuito solo in parte alla magia del risultato finale. “Mancava solo un modello che non riuscivamo a trovare, e il tempo stringeva. Mentre ero a lavorare ad un concerto, Roberto mi dice di aver visto tra il pubblico un ragazzo che somigliava a Travis Scott: sono andato da lui e gli ho proposto di farci da modello!” Purtroppo però, anche il neoarrivato deve andare via presto: come risolvere il problema? “Eravamo ormai arrivati al giorno del ritorno verso l’Italia, così abbiamo deciso di fare noi stessi da modelli, io per le foto e Roberto per i video. Eravamo in giro per New York con le valige pronte alla partenza, vestiti Dolly Noire dalla testa ai piedi, a fare sia da modelli che da operatori.” Un aneddoto che in qualche modo riassume lo spirito e l’etica professionale di Filippo Bano: voglia di fare, creatività, ostinazione, lucidità di fronte a qualunque ostacolo. Il resto, beh, potete ammirarlo nei suoi video e nelle sue creazioni!

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