A un anno dal Red Bull Culture Clash, Hellmuzik e il futuro

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Un anno fa, sotto "l'astronave" di fronte al Barrios, in piena Barona, il  Red Bull Culture Clash 2017. Chi c'era sa che è stato uno di quegli eventi difficili da dimenticare.Quattro palchi, quattro sound system potenti e diversi, quattro round più eventuali spareggi. Una serata unica. Troppo unico nel panorama live italiano, troppo coinvolgente ( e divertente ) nella modalità della sfida, troppo ricco di stelle contemporaneamente intente a strapparsi i favori del pubblico a botte di colpi di scena, chicche, freestyle ed effetti speciali. E al centro proprio il pubblico, che si sposta da un sound all'altro, balla, ascolta, si lascia stupire, e alla fine, con il suo clamore, decreta il vincitore. Ovvero, nell'edizione 2017, Hellmuzik. Ne abbiamo parlato con Hell Raton, che di quel Sound System è un elemento fondamentale. 

Un anno fa il  Red Bull Culture Clash. Quali sono i tuoi ricordi di quella serata?

"Un anno è passato veramente in fretta. Se penso che proprio questo periodo un anno fa era quello pre clash...mi ricordo tanta ansia, perchè era comunque una battaglia che aspettavamo da più di tre anni, dalla prima edizione del Clash. L'ho vista da fan, da fan di Macro Marco. Era stata un'attesa molto ansiosa. Poi io sono uno molto strategico, quindi anche negli studi si respirava un'aria quasi di segretezza, quasi da servizi segreti. Non doveva trapelare nessun tipo di informazione del nostro piano d'attacco. Quindi nei miei ricordi c'è tutta l'ansia, che poi si è scaricata dal momento della vittoria in poi, perchè eravamo distrutti. I ragazzi del mio team io i giorni prima non li avevo con me. Abbiamo avuto solo una mezza giornata a ridosso del Clash per provare con i ragazzi tutto quello che avevamo assemblato mentre eravamo in studio. L'otto abbiamo provato, il nove i ragazzi suonavano in salento e sono arrivati il dieci, il giorno del clash. E' stato abbastanza faticoso per tutti, ma è stata una carica di adrenalina pura, alla fine. A me l'adrenalina piace, ed è stata una bella figata."

Accennavi alla preparazione. In un Clash, quanto di ciò che si prepara viene poi realizzato come da prove, e quanto invece c'è di improvvisazione e adattamento a ciò che fanno gli atri palchi?

"Un cinquanta e cinquanta. Tu conosci la storia di Machete e sai cosa c'è dietro anche a Hellmuzik. Noi siamo abbastanza improntati ad essere degli show men veri e propri. Abbiamo preparato tanto, e tanto di quello che abbiamo preparato non lo abbiamo neanche potuto portare sul palco perchè sai, alcune cose che avevamo chiesto e che ci avevano dato per sicure al cento per cento, poi arrivati al giorno dell'evento non sono arrivate. Per esempio, era trapelata la notizia che su un altro palco, quello di Daytona, ci sarebbe stata Cicciolina. Allora io ho deciso di preparare un Dubplate con la squadra di Rocco Siffredi. Purtroppo all'ultimo momento non è arrivata la risposta, sarebbe stato molto simpatico. In quel momento devi imparare ad adattarti, soprattutto per le regole presenti nel Clash, come quella di non risuonare gli stessi pezzi. Quindi si, è vero che uno si prepara, però deve avere anche l'abilità di rispondere al contrattacco, perchè d'altronde tu non sai cosa hanno in serbo le altre squadre per te. Devi dedicare i minuti che hai a disposizione anche alla risposta agli altri."

Eravate quattro palchi. Qual'era quello che temevi di più prima del Clash, e quale invece vi ha dato più filo da torcere quella sera?

"Sicuramente il mirino era puntato su Macro (Real Rockers), perchè era quello più specializzato. Ma se ti devo dire veramente il palco che temevo di più per la politica che aveva adottato e per quello che rappresenta il movimento transgender a Milano era quello di "Milano Palm Beat". In verità quando mi sono presentato al soundcheck del Clash il giorno prima, ero da solo perchè avevo la squadra in giro a suonare, s'è instaurato un rapporto di amicizia molto bello con quel sound, forse è diventato il mio preferito per certi punti di vista. Quindi alla fine non lo vedevo più come un nemico, e tutta la battaglia si è concentrata contro Macro Marco." 

Vi aspettavate la vittoria?

"Eravamo convinti, perchè comunque ci siamo preparati tanto, c'era tanta strategia, avevamo studiato bene anche i nemici. Il problema è che poi le forze maggiori spesso non vogliono che le cose vadano proprio come vuoi tu. Quindi i microfoni, l'applausometro con le sue variabili a seconda di dove è direzionato. Noi sapevamo di avere il terzo round in mano nostra perchè era una di quelle figate per cui anche Deemo ci aveva fatto i complimenti. Ma qualcosa è andato male. E da quel momento dici "Ok, il primo non lo superi, non superi neanche il secondo, vedi perso anche il terzo che è il round che abbiamo preparato meglio"...la sensazione di poter vincere quel Clash è svanita. Si è recuperata quando abbiamo vinto il quarto round. E' stato simpatico perchè noi avevamo un gruppo whatsapp, su cui è arrivato dalla direzione artistica la battuta "Dai ragazzi, per favore, facciamo che tutto finisca entro il quarto round, non arriviamo allo spareggio del quinto". Macro rispose: "No, no, tranquilli. Chiudiamo entro il quarto". Invece siamo finiti allo spareggio proprio con loro! A quel punto il nostro punto di forza è stato avere un quinto round preparato, mentre gli altri probabilmente non se lo aspettavano. Li avere un altro dubplate di Jovanotti, altre armi da giocarsi è stato fondamentale." 

Un anno fa l'ansia del Clash. Oggi quali sono i progetti di Hell Raton? E di Hellmuzik?

"Io per diversi motivi ho rallentato un po' la mia produzione artistica, perchè ho voluto fare più una ricerca mia personale, stilistica, di suono. Ho lavorato tanto anche dal punto di vista del canto, voglio espandere Hell Raton artisticamente, ho fatto tanta ricerca su questo fronte. Ho lavorato in tanti reparti, prendendo tanti insegnanti, facendo corsi anche di musica per implementare e sviluppare il tutto. Nel mio ultimo EP ho prodotto tutto da solo, ma non ero soddisfatto, come quando sai che potresti arrivare dove vuoi ma ancora non hai le armi per farlo. Quindi mi son preso un periodo sabbatico per imparare. Sto iniziando a lavorare ad alcune cose interessanti, ho un progetto che non so cosa diventerà esattamente, però è in cantiere. Ho un po' di pezzi da parte,che sto completando e dei quali sono personalmente soddisfatto. Piano piano inizierò a farli uscire. Per quanto riguarda Hellmuzik, con la vittoria del Clash abbiamo capito che mancava un punto di informazioni per quanto riguarda il Sound System e il mondo della Bass Music. Quindi abbiamo investito tanto in collaboratori per il sito internet e per diventare un punto di comunicazione. Non ti nego che stiamo lavorando a progetti che possano rappresentare completamente quel sound. Non è facile perchè in Italia ci sono già produttori tanto affermati, tante realtà con le quali noi collaboriamo. Non è come il rap, nel quale tu becchi emergenti ogni due minuti, perchè non è così rapido come genere musicale. Però abbiamo delle belle bombe in cantiere, e spero di farle uscire a breve. 

Il motto di Dolly Noire è Stay Brave. Cosa significa per Hellmuzik?

"Penso che quello che significa per noi lo abbiamo dimostrato al Clash. Non siamo arrivati con un sound rap, ma con un sound che era tutt'altra roba, nonostante avessimo una squadra prettamente rap, composta da Machete e non solo. L'idea è quella di mostrare che anche se non giochi nel tuo campo puoi portarti lo stesso la vittoria a casa se dai il cento per cento." 

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