Invictus - Io sono il padrone del mio destino

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Invictus di Ernest Henley ci insegna che davanti alle sfide non si scappa. E che ancora oggi la nostra nave, in porto, la portiamo noi.

Ci sono situazioni nella vita di ognuno in grado di piegarci, di fiaccare la nostra volontà, di sfidare il nostro coraggio. Ci sono limiti fisici, mentali, ideali, che ci vengono posti o a volte noi stessi ci poniamo come invalicabili, che diluiscono i nostri sogni, li mascherano dietro a scuse, a giustificazioni. Davanti a tutto questo ci sono diversi modi di reagire. Invictus, poesia del poeta inglese William Ernest Henley, ne racconta il più radicale, il più difficile. Il più soddisfacente. E' il racconto di un uomo mai domo, che non si arrende di fronte alle difficoltà, che non lascia scivolare il suo destino nelle mani del caso. Il poeta, da un letto di ospedale dove è costretto a passare interi anni della sua vita, urla al fato il suo diritto alla libertà, alla responsabilità delle sue scelte, alla determinazione di ciò che gli accade. Invece di sprecare il suo tempo disperandosi per ciò che ha perso, decide di alzarsi e continuare a guardare avanti non lasciando a nessuno, se non a lui stesso, il controllo della sua vita. "Io sono il padrone del mio destino, Io sono il capitano della mia anima". L'eredità che queste parole lasciano a chi le legge è importante. Sono parole che spronano di fronte alla domanda su come affrontare una sfida, che invitano a rialzarsi chi è finito a terra, chi è stanco, chi è sul punto di farsi da parte e lasciare che le cose vadano come vadano. Sono le parole che hanno accompagnato Mandela nel buio dei suoi anni di carcere durante la lotta all'Apartheid in Sud Africa.

Sono le parole che vediamo incarnate nelle imprese compiute da persone che non si sono arrese ad un pronostico sfavorevole, ad un ostacolo imprevisto. Sono un Francesco Totti, che nel 2006 si infortuna a pochi mesi dal mondiale e rischia di non partire per la Germania. Ma poi va, e vince. Sono un Alex Zanardi, che nel 2001 perde entrambe le gambe in una gara del campionato Indy. Ma non molla e torna a correre, e a vincere.

Sono un Eliud Kipchoge, che a Berlino corre la maratona in 2h01'39'' alla media di oltre 20 km/h, risultato inimmaginabile fino all'altro ieri, uno Zlatan Ibrahimovic che a 37 anni segna il suo cinquecentesimo gol in carriera, e lo fa in modo incredibile.

Siamo noi, ogni volta che la vita ci mette nelle condizioni di rivaleggiare con noi stessi, con la nostra voglia di mollare, di darci per vinti. Ogni volta che reagiamo. L’anima invincibile di Henley è un’anima libera, priva di pregiudizi e di paure; un’anima che supera tutte le avversità e va avanti anche quando niente sembra avere senso. Ed è a noi, a quella parte di noi mai domata che Dolly Noire ha deciso di dedicare la nuova collezione. Per rendere omaggio a quello spirito che ci fa affrontare ogni imprevisto con la consapevolezza di giocare la partita da protagonisti. E di non aver intenzione di abbattersi o scoraggiarsi. Ancora una volta, Stay Brave.

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Comment


  • Wow…poeta Henley e poeta chi ha scritto queste parole.
    Per chi è Dolly Noire questo post è una colonna sonora della propria vita, un incentivo a rimanere coraggiosi nell’essere diversi da tutti, a distaccarsi dal gregge per vincere.
    Grazie ragazzi!

    Jenny on

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