Ivan Bilibin: storia del leggendario illustratore che ha ispirato la collezione Siberia

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Alla scoperta della vita e delle opere di Ivan Bilibin, artista unico che ha segnato un'intera generazione

Se avete osservato con attenzione tutti i capi della collezione Siberia, non può esservi sfuggito un dettaglio fondamentale. Sto parlando, ovviamente, dell'iconico stile che caratterizza tutte le illustrazioni presenti. L'immaginario siberiano legato alla mitologia nordica ha infatti un grande padre putativo, che ha ispirato il team creativo di Dolly Noire nel creare una linea che ne omaggiasse il lavoro: si tratta dell'illustratore Ivan Bilibin.

Bilibin nasce nel 1876 a Tarchkova, un minuscolo villaggio nei pressi di San Pietroburgo, che ai tempi era la città più grande dell'intero impero, nonché uno dei centri culturali più attivi e produttivi del pianeta. Figlio di un medico militare, il giovane Bilibin ha la fortuna di trascorrere un'infanzia e un'adolescenza decisamente tranquille, rispetto ai milioni di bambini che nascevano e vivevano nella povertà estrema ai tempi. I buoni natali del futuro artista gli permettono di proseguire oltre gli studi dell'obbligo e iscriversi all'Università Statale di San Pietroburgo, nella quale si laurea in Legge. Il richiamo del mondo dell'arte e dell'illustrazione è però già forte e seducente: nonostante il titolo di studio, Bilibin si trasferisce a Monaco per studiare pittura, nel 1898, sotto la guida di Anton Azbe. Gli anni seguenti lavora invece con Il'ja Repin, pittore e artista russo, tra i massimi esponenti del movimento culturale del paese all'epoca, nonché incredibile fonte d'ispirazione per la pittura realista russa. Nel giro di una manciata di anni, quindi, Bilibin abbandona l'idea di vestire la toga e aggirarsi per le aule dei tribunali, optando piuttosto per l'arte e il suo irresistibile richiamo.

Il 1899 è l'anno che segna in maniera irrevocabile lo stile illustrativo di Ivan Bilibin: inviato per un lavoro presso il governatorato di Tver, lavora a dei disegni e delle miniature che serviranno ad illustrare il libro “La favola dello zarevic Ivan, dell'uccello di fuoco e del lupo grigio”. Si tratta della nascita di una matrice stilistica che, negli anni e decenni a venire, influenzerà una miriade di artisti, sia russi che stranieri. La capacità di utilizzare in maniera vivida i colori, selezionati con cura in base all'atmosfera di ciascuna illustrazione, si unisce ad un tratto delicatissimo, in grado di dar vita a figure antropomorfe o fantasiose, ma in grado di ancorarsi alla realtà nella testa dell'osservatore. Bilibin illustra negli anni moltissime favole e altrettanti byliny – poemi di narrativa epica tradizionali – russi, con una predilezione particolare per le opere fiabesche di Aleksandr Puskin. A ciò aggiunge un importante lavoro per il teatro russo: mette infatti il suo talento al servizio degli allestimenti di moltissime opere, che baseranno le proprie scenografie proprio su delle sue illustrazioni originali.

I suoi rapporti con la Russia si interrompono nel 1917 circa, in corrispondenza con la rivoluzione d'ottobre. I moti rivoluzionari che portano alla nascita della Repubblica Sovietica guidata da Lenin non sono infatti visti di buon occhio da Bilibin, che già in occasione della tentata rivoluzione del 1905 aveva raffigurato i rivoluzionari in delle caricature molto provocatorie. Dal 1920 in poi, Bilibin inizia quindi a girovagare per il mondo, allontanandosi dalla terra natale e da tutti i contrasti con i poteri che la controllavano al tempo. Vive inizialmente al Cairo, poi ad Alessandria d'Egitto, fino a trasferirsi nel 1925 a Parigi. Proprio nella capitale francese torna a legarsi indissolubilmente al teatro, sua grande passione. Crea moltissime opere uniche per gli allestimenti di piece teatrali russe, fino a venire invitato a Buenos Aires per l'allestimento de “L'uccello di fuoco”, balletto ispirato proprio alla prima fiaba da lui illustrata. Continua poi negli anni a lavorare a questo tipo di opere, spostandosi da Praga a Brno.

Con il passare degli anni inizia a riappacificarsi con le autorità sovietiche, fino a decidere di rientrare nel paese: è il 1936, dopo quasi vent'anni di auto esilio Ivan Bilibin torna in patria. Si stabilisce di nuovo a Leningrado – ossia San Pietroburgo, che per un breve periodo della storia si chiamerà così – e, oltre a continuare il proprio lavoro da illustratore, inizia ad insegnare presso l'Accademia degli artisti, ammirato e venerato come uno dei più grandi artisti russi viventi. L'idillio in terra russa non dura però a lungo, purtroppo. La vita di Ivan Bilibin viene tragicamente spezzata nel 1942, durante l'assedio di Leningrado, uno degli episodi più bui della seconda guerra mondiale. Nonostante la sconfitta delle forze tedesche, una delle più massicce inflitte durante il conflitto, nonché prima prova della cedibilità delle sue forze, moltissime furono le vittime degli scontri, tra cui proprio l'illustratore.

Il tragico finale non fa però calare il sipario sulla leggendaria vita di un artista che ha ispirato, e continua ad ispirare, molti giovani, molte opere, in sostanza chiunque entri in contatto con i suoi capolavori. Immortale come le storie che ha reso vivide, immortale come le sue opere: questo è Ivan Bilibin.

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