Gianluca Cavaiola e il Kitesurf - Quando l'acqua scorre nel D.N.A,

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Gli sport acquatici nel sangue, il fascino della libertà, il kitesurf e l'importanza di differenziarsi, di essere se stessi. La passione, i progetti, la vita di Gianluca Cavaiola.

Per Gianluca Cavaiola gli sport acquatici sono sinonimo di famiglia, si potrebbe quasi dire di d.n.a. La spiaggia sotto casa, il papà windsurfista, tutto questo mondo affascinante a portata di mano. Eppure per capire la sua strada, la sua vera passione tra tutti i modi di affrontare le onde, ci mette un po'. Questo non certo per pigrizia. Al contrario, potremmo invece dire per abbondanza. Si perchè Gianluca di approcci ne prova tanti, dal Windsurf, al Wakeboard, al surf. Diventa anche skipper. Poi, a sedici anni, finalmente il Kite. 

"La prima volta è stato proprio sulla spiaggia di casa mia, a Fondi, in provincia di Latina" racconta Gianluca. "Con il kite ho iniziato perchè in molti vicino a casa mia praticavano questo sport. Quindi io, una volta che ho iniziato a vedere le prime ali ed i primi aquiloni, ho chiesto ad uno dei miei amici di procurarmi un'attrezzatura e piano piano ho cominciato così, da solo, senza fare nessun corso. Mi sono appassionato subito e un anno dopo ho fatto la mia prima gara, il campionato italiano."

Nella famiglia come dicevi gli sport acquatici sono presenti da sempre. Da dove sei partito? E cosa ti ha fatto preferire il kite?

La prima cosa che ho fatto in mare è stata lo skimboard. Subito dopo è arrivato il surf, quasi contemporaneamente. Ho iniziato con delle vecchie tavole da windsurf di mio papà prima di comprarmi pian piano le mie prime tavole. Poi però ho iniziato a concentrarmi moltissimo sul kite, soprattutto per la frequenza del vento, che era decisamente più costante rispetto alle onde, soprattutto qui in Italia. Inoltre questa specialità, un po' grazie alle gare a cui ho partecipato e un po' grazie alle conoscenze che ma mano ho fatto in spiaggia,  mi ha permesso di creare un gruppo di amici intorno a me con il quale ho poi girato l'Italia e il mondo. 

Quali sono le sensazioni, anche emotive, che caratterizzano il kitesurfin?

Sicuramente la libertà che il kite ti lascia in mare è unica, perchè riesci a muoverti più ampiamente e velocemente rispetto ad esempio al windsurf o alla barca a vela. Soprattutto è uno sport che si riesce a praticare in condizioni diverse. Sia con vento molto leggero che molto forte si ha la possibilità di entrare in acqua e sentirsi liberi di fare più o meno quello che si vuole. Poi il fatto che questa pratica abbia in realtà diverse discipline quali il race, il wave, il freestyle o il freeride da comunque la possibilità di esprimersi al cento per cento in base alle condizioni, all'attrezzatura che si ha e così via. Si può decidere di volta in volta in acqua quello che si vuole fare, se una manovra, un salto o cavalcare l'onda. 

Com'è organizzata la vita da kitesurfer?

Dipende dall'atleta. C'è chi fa più competizioni, chi invece lavora più sui social. Io, ad esempio, negli ultimi anni non mi sono concentrato tanto sulle competizioni quanto sul creare intorno al mio nome un piccolo brand, un mio immaginario. Oggi il mio anno si divide in due fasi. La fase in cui vivo all'estero, in particolare negli ultimi tre anni in Australia, in cui mi concentro molto sull'allenamento, sul fare video e foto, sul creare contatti per riviste, sponsor e collaborazioni. È una fase molto pratica, in cui sono in acqua almeno due volte al giorno, mi sveglio prima, tutto si basa sugli allenamenti, sulle foto e sui video che devo fare. Lavoro spesso con fotografi e videomaker. L'altra parte dell'anno invece, che corrisponde alla nostra stagione estiva, la passo in Italia dove mi concentro di più sul lavoro che faccio con il mio sponsor, la RRD, uno dei primi produttori di kite e windsurf al mondo. Con loro andiamo in giro per l'Italia a fare eventi, demo, competizioni. Le session in acqua sono meno e allo stesso tempo cerco di viaggiare di più, conoscere nuove persone, creare nuovi contatti. 

Qual'è la soddisfazione più grossa che il kite ti ha regalato fin'ora? 

La più grossa è stato il terzo posto al campionato italiano freestyle juniores nel 2014. Un'altra gran bella soddisfazione è il quarto posto al campionato australiano. Era la prima volta in cui mi trovavo a competere dall'altra parte del mondo con atleti che non conoscevo per nulla e con condizioni del tutto diverse. Ricordo anche la prima volta che sono uscito su giornali importanti, come La Repubblica o il Fatto Quotidiano, in occasione della mia attraversata dall'isola di Palmarola a San Felice Circeo sull'hydrofoil. Un diverso tipo di soddisfazione lo da il poter collaborare con sponsor come RRD o la stessa Dolly Noire, che danno un'ampia visibilità che altrimenti nel kite non si riesce mai a raggiungere.

Nel surf ci sono dei posti nel mondo considerati dei piccoli paradisi. Esiste qualcosa di simile anche nel kite?

 Si. Posso citare l'Australia, dove ho vissuto per tre anni, il Brasile, dove sono stato quattro anni fa, l'Egitto, la Grecia, alcune zone dell'Italia, come la Sicilia o la Sardegna che stanno diventando molto popolari. Quella che però oggi come oggi è la mecca del kite, attorno alla quale gravitano molti eventi ed ha la maggiore poplarità, è il Sud Africa. Non ci sono ancora mai stato, ma se tutto andrà bene il prossimo anno andrò a passarci la stagione invernale. 

Quali sono ad oggi i tuoi prossimi obiettivi?

Il prossimo anno voglio tornare a competere nel campionato italiano. Avrò più tempo in Italia e quindi tenterò di dedicarmici maggiormente, visto che negli ultimi anni l'ho un po' trascurato. Poi voglio continuare il progetto che ho iniziato già nelle passate stagioni in Australia, ovvero quello di creare un piccolo brand attorno a me stesso. Mi sono sempre differenziato dagli altri perchè io non pratico solo il kite ma faccio anche surf, wakeboard, sono uno skipper. Voglio creare intorno a me un immaginario solido che spazia sulle varie discipline acquatiche. 

Il motto di Dolly Noire è Stay Brave. Cosa significa per te?

Significa cercare di differenziarsi dagli altri. Nel mio sport è molto importante, perchè il kite è molto giovane e c'è ancora tanto da scoprire. Quindi Stay Brave è proprio credere ed avere il coraggio di osare una mossa più degli altri, percorrere strade che non sono comuni e che possono portare a risultati nuovi. 

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