Molto più di un videogioco: intervista a Prinsipe, proplayer italiano

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Avete mai sognato di vivere con i videogames? Abbiamo fatto qualche domanda a chi ce l'ha fatta!

 

Quello dei videgiochi è un mondo che continua a crescere ad ogni battito di ciglia. L’industria videoludica genera infatti introiti superiori a quelli di cinema e musica messi insieme, e – nonostante i luoghi comuni – abbraccia un bacino d’utenti dalle età davvero disparate. In questo mondo in perenne crescita, anche la competizione continua ad allargarsi: negli ultimi anni il mondo dei proplayer è sbarcato consistentemente anche in Italia. Gli atleti degli eSports – così vengono definite le discipline legate ai videogames – stanno pian piano ricevendo anche da noi le attenzioni e i riconoscimenti che da anni ottengono in America, in Asia e anche nel resto d’Europa. Moltissimi sono i titoli che richiamano l’attenzione di giocatori e di (un vasto) pubblico, ma in Italia l’amore per il calcio ha reso FIFA un vero e proprio beniamino di tutti gli appassionati.

Tra i campioni per eccellenza del simulatore di casa EA Sports troviamo Daniele Paolucci, conosciuto come Prinsipe. Il classe ’96 – che ha anche un passato tra le giovanili della Roma – ha infatti un palmares di tutto rispetto, che conta risultati importanti quali l’Europeo vinto nel 2017, il terzo posto nella eClub World Cup come team nel 2018, nel 2019 ha concluso 15simo al mondo, finalista al torneo FUT Champions di Parigi, top 8 sempre come team a Milano; è membro del team Mkers, organizzazione italiana da anni leader su FIFA. Ha iniziato a giocare fin da piccolo: “il primo ricordo che ho legato ai videgiochi è della Playstation 1”, racconta, “e a giochi come Hercules o Bugs Bunny, giochi ormai quasi antichi”, aggiunge ridendo. “Erano giochi divertentissimi, poi da bambino erano ancora più belli. Ancora oggi sono ricordati tra gli appassionati, ormai sono dei veri e propri cult”. Il passaggio dalla passione per le console al professionismo, però, non è una passeggiata e non è affatto scontato, nonostante oggi ci siano più possibilità rispetto a dieci anni fa. “Spesso mi chiedono quando ho iniziato a pensare di poter trasformare la passione in lavoro, ma in realtà non ci ho mai pensato”, spiega, “è semplicemente successo. Ho sempre giocato perché mi piaceva farlo, per divertimento, ma solo dopo la vittoria dell’Europeo a Madrid è effettivamente diventato un lavoro”. Un lavoro che però continua a mantenere una grande percentuale di passione, perché “ho sempre giocato perché mi piaceva farlo, e continuo perché mi piace ancora oggi, è un hobby che è diventato molto di più”.

Sono pochi, però, gli hobby in grado di regalare soddisfazioni simili – non solo economiche. “Il più grande traguardo ad oggi è quello di essere riconosciuto tra i migliori giocatori in Italia”, spiega Prinsipe, “con l’obiettivo di raggiungere un riconoscimento simile anche a livello mondiale”. Si corregge poco dopo, ma sempre con un’ottica ambiziosa: “beh, in realtà quest’anno sono finito tra i migliori 16 al mondo, ma il sogno è quello di vincere il Mondiale, di essere consacrato come il migliore”. Nessuno di questi risultati arriva però per caso, per fortuna, o per miracolo. La vita del proplayer è una vita che comporta comunque delle scelte, dei sacrifici e delle rinunce, fatti con cognizione di causa. “Se sai gestirti alla fine riesci a fare un po’ tutto”, mi spiega, “ma indubbiamente ci sono delle rinunce da fare. Devi allenarti come fanno tutti gli sportivi, ma ci tengo a sfatare quel falso mito secondo cui si debba stare per forza 10 ore al giorno davanti ad un monitor”. Sembra strano, eppure bisogna evitare anche l’eccesso opposto, quello di non schiodarsi dalla postazione: “possono bastare anche due o tre ore di allenamento al giorno. Se un giorno non ti va di giocare, non forzarti. All’inizio sicuramente è importante giocare molto, ma una volta fatta la giusta pratica, si può allentare”. E quando arrivano i tornei? “La sera prima non esco mai, voglio essere fresco fisicamente e mentalmente. È una di quelle rinunce che servono a portare a casa i risultati”.

Finiamo a parlare della situazione italiana, che fa un po’ storia a sé rispetto al resto d’Europa. “Siamo migliorati tanto”, confessa, quasi con un sospiro di sollievo, “però c’è ancora da investire sulle infrastrutture e sulla comunicazione, per far conoscere questo mondo a più persone, soprattutto adulti, per rimuovere tutti i falsi miti negativi che lo circondano”. La palla è quindi in mani, anzi, nei piedi delle nuove generazioni, e gran parte dei giocatori in erba sono sicuramente dei supporter di Prinsipe. “Ho un bellissimo rapporto con i fan che mi seguono, che si è rafforzato durante la quarantena, periodo in cui mi sono messo a streammare molto”, racconta, “e su Twitch mi sono trovato a costruire un rapporto molto più diretto con i fan, interessante e speciale, abbiamo addirittura creato un gruppo Telegram per tenerci in contatto”, aggiunge sorridendo.

Guardando al futuro, l’obiettivo è solo uno, tutt’altro che nascosto. “Come ti dicevo prima, il traguardo è la vittoria del mondiale. Non è facile, la spunta solo uno tra milioni di partecipanti, ma lavorerò per far sì che accada”. E una volta poggiato il controller? “Non mi sono posto obiettivi particolari, continuerò a streammare e a muovermi per far sì che il movimento eSports sia sempre più conosciuto a livello nazionale”. Un sogno nel cassetto, però, ce l’ha. “Sarebbe bellissimo realizzare una capsule esclusiva con Dolly Noire, qualcosa di ispirato al mio personaggio. So che i miei supporter apprezzerebbero parecchio”. Beh, la proposta è servita, non resta che aspettare. Non sarebbe male come divisa per la finale del Mondiale.

 

 

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