Raptuz, Via Pontano 1987 Milano: là dove tutto ebbe inizio

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Quando si parla di graffiti, di Street art o di arte urbana non si può non pensare a Raptuz, uno dei pionieri di questa forma d’arte nel nostro Paese.

C’è una sottile linea, e chi è di Milano lo sa, che separa Piazzale Loreto da Via Padova, lungo il ponte che taglia in due questa strada si trova Via Pontano ed è impossibile non riconoscerla perché è un’esplosione di colore. Quel muro è carico di vita, di emozioni che nel corso degli anni numerosi artisti hanno voluto donare alla città attraverso i propri graffiti. E’ il 1987 quando Via Pontano venne dipinta per la prima volta da Sten, Mac, Rendo, JD e Raptuz, vero e proprio punto di riferimento della storia del writing italiano. Grazie a loro e a TDK, la più storica crew italiana di graffiti, oggi Via Pontano è diventata una vera e propria galleria d’arte a cielo aperto. Parlare di Raptuz, del suo background, delle sue esperienze, del modo in cui ha contribuito a trasformare i graffiti da atto illegale a forma d’arte a tutti gli effetti, non è facile. Il contributo dato da lui e dai membri di TDK a questa disciplina è immenso, tanto che Raptuz è a tutti gli effetti onorato membro delle leggendarie crew CBS di Los Angeles e LORDS di San Francisco. Non solo, Raptuz incarna anche l'unione tra diverse discipline della cultura hip hop, infatti è stato il primo Writer in Italia ad aver fondato a metà degli anni ’90 con J-Ax e Space One lo storico collettivo Spaghetti Funk di cui facevano parte anche i Gemelli Diversi, Dj Enzo e Chief. Ed è proprio durante i tuour di j-Ax, Gemelli Diversi e Space One che Raptuz introduce il live painting in Italia eseguendo graffiti alle spalle degli artisti. 

Partiamo dalle origini, come ti sei avvicinato ai graffiti?

“Era l’estate dell’ 87, faceva caldo e dove vivevo all’epoca, a Rodano, un piccolo paesino poco fuori Milano. Non c'era molto da fare, avevo appena finito la scuola del fumetto e stavo attendendo la chiamata al servizio militare (183° Nembo). Assieme ai miei amici “Asso” e “Drip" eravamo rimasti affascinati da libri come “Spraycan Art” e “Subway art” ed essendo tutti gasati dopo aver visto film come “Turk 182” e “I guerrieri della notte”, il passo è stato automatico. Abbiamo messo assieme i pochi spiccioli che avevamo in tasca e dopo aver comprato degli spray, siamo partiti per la nostra prima “spedizione” tra binari e massicciate della ferrovia, per lasciare il nostro segno. All’epoca non firmavo ancora Raptuz….il mio nome era Klonz”. 

Formare una crew è un passo quasi obbligato, ma la tua ha fatto la storia, mi racconti un episodio significativo legato a quel periodo?

“Più che una crew abbiamo creato una famiglia. Con i TDK (1990) e soprattutto con MEC, STEN, REO, RENDO, SKAH, abbiamo condiviso troppe cose per ridurle solamente a qualche episodio isolato, diciamo che siamo cresciuti assieme facendo tantissime cose, legali, illegali, divertenti, riprovevoli, istruttive, ma sempre con un certo stile. Fare la storia non è stato molto difficile…all’epoca non c’erano tanti writers in giro, quindi è stato come "vincere facile”. Di sicuro, il fatto che ancora oggi la Crew gode di una certa fama, conferma che siamo stati bravi negli anni a mantenere alto il livello dei nostri interventi, anche grazie ai ragazzi talentuosi che si sono uniti a noi negli anni, citandone solo alcuni ASKER, WEIK, ROSK & LOSTE, TOMOZ, ERICSONE, SMAKE, SHINE ROYAL, CHEONE, ART OF SOOL….and counting”.

Come si vivevano all'epoca le faide tra crew diverse?

“Più che faide, si trattava di sana competizione, anche se a volte non nego che qualche schiaffone sia volato, di base comunque c’è sempre stata comunque una sorta di rispetto reciproco, a volte evidente, a volte sommerso (o anche mooolto sommerso) e alla fine in molto casi si finiva per ritrovarsi tutti assieme a brindare nei pochi locali frequentati dai writers, o magari si finiva per sfidarsi a pezzate in metropolitana”.

Avresti mai immaginato che 30 anni dopo avresti vissuto di quella passione?

“No, 31 anni fa non l’avrei mai immaginato, ma lungo il percorso ci ho sempre sperato e creduto, poi la caparbietà, la resilienza, ed i tempi che cambiano, hanno fatto il resto”.

Com'è cambiato secondo te l'approccio ai graffiti delle generazioni successive alla tua?

“Tutto è cambiato con l’avvento dei social media. Prima si dipingeva per passione prima di tutto, poi per sfida, per rivalsa, ora forse si parte già con un occhio al business. Non dico che sia un male, anzi. Ci sono molte opportunità in più e sotto certi aspetti la strada sembra più facile, anche se poi alla fine il discorso che vale è sempre lo stesso. Ciò che paga è sempre la passione unita alla qualità e al lavoro duro. Fare il “writer professionista” non è uno scherzo, e non è per tutti”.

Hai inventato la tecnica del  Broken Window Futurism, com'è nata questa idea?

“Sono sempre stato un appassionato dei grandi Futuristi del passato come Depero, Crali, Marinetti e negli anni ho sempre cercato qualcosa che avesse un gusto simile, ma che allo stesso tempo fosse moderno e soprattutto solo mio. I primi tentativi, abbandonati e ripresi più volte, risalgono ai primi anni ’90 e sono andati avanti fino a circa 8/10 anni fa, quando ho evoluto naturalmente il mio stile in quello che oggi chiamo "Broken Window Futurism”. Quello che faccio è raccontare una visione del mondo che mi circonda sotto diverse sfaccettature e sfumature, proprio come se guardassi la vita attraverso il vetro di una finestra rotta”.

Come definisci la tua arte?

“Non mi piace molto parlare delle mie opere. Le realizzo perché mi piace sapere che verranno guardate e magari giudicate, definite e raccontate. In forma positiva o negativa che sia non importa, se ne parlano vuol dire che ho comunque raggiunto il mio scopo”.

Posso dire che sei un pittore che usa le bombolette al posto dei pennelli?

“Se come pittore si intende colui che dipinge, non importa con cosa lo faccia. Usare pennelli, aerografo, matite o bombolette spray non fa molta differenza. Sono solo tecniche diverse. L’importante è dipingere e farlo onestamente, al meglio delle proprie capacità. Personalmente io uso (quasi) solo spraypaint, questo è il mio grande amore nonché la mia tecnica preferita”.

Hai fatto tantissime mostre in giro per il mondo ce n'è una che ricordi in modo particolare?

“In realtà le mostre per me sono solo la fine di un percorso produttivo molto lungo e faticoso, quindi preferisco ricordare il viaggio piuttosto che l’arrivo. È anche vero che ce ne sono alcune che mi sono rimaste nel cuore più di altre (soprattutto quelle negli USA dove è nato tutto il movimento “graffiti”), ma altrettanto ovviamente non ti dirò quali sono, in genere è sempre la prossima".

Per quanto riguarda Dolly Noire, come ti sei avvicinato al brand?

“Ho organizzato con e per Dolly Noire varie murate per le presentazioni di alcune collezioni, invitando a dipingere assieme a me un po’ di amici di alto livello, e devo dire che mi sono divertito molto”.

So che lavori per Looop Colors, in cosa consiste il tuo ruolo?

“Si, in effetti collaboro con ITALGETE, l’azienda che produce Loopcolors, da molto tempo. Inizialmente mi occupavo dello sviluppo di un brand che producevano anni fa. Poi è arrivata l’opportunità di creare un team che si dedicasse ad un nuovo marchio per il mercato “Graffiti/Belle Arti” e da questa idea è uscito il brand “Loopcolors” che sta andando molto bene, e del quale sono molto fiero. Tecnicamente mi occupo dello sviluppo del prodotto e del management del brand nel mondo”.

Riesci ancora a ritagliarti del tempo per andare a dipingere sui muri per sfogo come da ragazzino?

“No, il tempo libero che ho a disposizione è molto limitato, quindi per andare a dipingere devo avere un motivo ben preciso, anche se, per un motivo o per un altro, dipingere è sempre dipingere e la mia passione resta inalterata”.

Da cosa trai ispirazione per le tue opere?

“Dalla mia vita, da quello che mi circonda e che osservo, da quello che mi piace e a volte anche da quello che non mi piace”.

Cosa significa per te Stay Brave?

“Un incoraggiamento per ricordare quello che in fondo una persona ha già dentro di sè, o forse quello che non ha e non avrà mai, ovvero il coraggio di osare.

 

Dolly Noire Raptuz Street Art Tdk crew

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