Thegiornalisti: Marco Primavera ci racconta le superstar della musica italiana

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Nel panorama attuale della musica italiana, sono pochissime le realtà – siano esse artisti singoli, band o collettivi – in grado di rivaleggiare con i Thegiornalisti, tanto in termini numerici quanto in termini di influenza stilistica e sonora. Gli autori di hit da capogiri quali Riccione, Questa nostra stupida canzone d'amore e Felicità puttana sono infatti tra i principali fautori – nonché indiscussi leader – dell'ondata di it-pop che ha scosso e svecchiato il mondo del pop italiana, facendone tremare le fondamenta. L'evoluzione sonora e lirica, legata ad influenze e fonti d'ispirazione quali gli Oasis e grandi cantautori come Antonello Venditti, ha infatti reso la band un punto di riferimento per la produzione musicale italiana degli ultimi anni.

La formazione attuale dei Thegiornalisti vede Tommaso Paradiso alla voce, Marco Antonio “Rissa” Musello alla chitarra/basso e Marco Primavera alla batteria. A settembre del 2018 hanno pubblicato Love, il loro quinto album come gruppo, che tra marzo e aprile hanno portato in tour su alcuni dei palchi più prestigiosi d'Italia, per ripartire poi a settembre con un concerto importantissimo. Sono passati già 10 anni dalla nascita del gruppo, che nella testa di Marco Primavera doveva inizialmente essere un supergruppo che avrebbe riunito diversi musicisti romani; una volta realizzato che l'intesa tra i tre era perfetta però, nasce la formazione definitiva dei Thegiornalisti, in grado di conquistare – di album in album, di stage in stage – critica e pubblico, senza differenza di età, sesso o classe sociale. Un successo onnicomprensivo, di cui abbiamo parlato proprio con Marco Primavera.

“Mi sono sempre prefissato dei piccoli obiettivi, diciamo più semplici, che nel tempo sommati gli uni con gli altri hanno portato a risultati più grandi”: mi risponde così, quando gli chiedo se, tornando indietro di 10 anni, si sarebbe riuscito ad immaginare un simile successo per la band. Non è finta modestia, quanto piuttosto consapevolezza nata dopo anni e anni di lavoro, studio e sacrifici. È stata la somma di tanti piccoli palchi a permettere al gruppo di diventare ciò che è ora: “nei Thegiornalisti cercavamo ogni volta di raggiungere il gradino superiore e mai da subito il successo, credo che la gavetta ci abbia aiutato molto a ragionare in questo modo”. Un rapido, coinciso ma fondamentale vademecum su come approcciarsi ad una carriera nel mondo della musica, specialmente se il sogno è quello di trasformarla in un mestiere. Dream big sempre e comunque, assolutamente, ma fatelo in maniera realistica, affiancando ai sogni nel cassetto un piano step by step che vi permetta di farvi strada concretamente.

Parlando di successo, un altro tasto dolente che arriva immediatamente dopo è quello della fama, sempre un po' croce e delizia, soprattutto nei tempi correnti, con i social network che hanno eroso il concetto di privacy. Per Marco però la fama non è un problema, anzi; “è piacevole vedere che in qualche modo la tua storia possa influire sulle persone, per questo ho sempre pensato che da un certo punto in poi oltre a pensare alla musica bisogna avere anche un senso di responsabilità maggiore, visto ci sono tanti ragazzi che in qualche modo si ispirano a te”. Questo senso di responsabilità, sebbene non vada mai dato per scontato e soprattutto mai imposto ad un artista, è la riprova di una maturità ed uno spessore che accompagnano prima l'uomo, e poi l'artista; l'equilibrio tra le due “figure” è probabilmente ciò che permette all'artista di vivere con serenità il ruolo di stella del panorama musicale italiano. “Personalmente del periodo dell'anonimato non vorrei indietro nulla, l'unica cosa che noto di diverso è come alcune persone sono mentalmente meno libere e schiave di numeri e classifiche, per questo credo che bisogna essere sempre fedeli a chi si è sempre stati e non cambiare per delle logiche di mercato, altrimenti si fa una brutta fine”.

Anche quando gli chiedo di parlarmi del suo rapporto con Dolly Noire e di come ha scoperto il brand – da sempre più vicino al mondo urban rispetto a quello pop o cantautorale -, Marco mi parla subito di valori, più che di stile in maniera asettica: “circa un paio di anni fa ho incontrato Daniele (Crepaldi), che mi ha spiegato un po' la filosofia del marchio, e dopo aver visto alcuni dei capi Dolly Noire che mi piacevano ho iniziato ad indossarli - senza pensare se fosse urban o streetwear”. Ci mette poi pochissimo ad identificare il suo capo preferito, confessando che “mi piace molto il taglio delle nuove tshirt, che vestono un po' oversize, proprio come piace a me”.

Augurandoci che le nuove t-shirt possano accompagnarlo su tanti altri palchi nel prossimo futuro, lo salutiamo chiedendogli qualcosa proprio sui nuovi orizzonti che attendono i Thegiornalisti: “Adesso la concentrazione è tutta riservata al concerto del 7 settembre al circo massimo, dopo di che si vedrà, in cantiere c'è sempre qualcosa comunque”. L'appuntamento è quindi per il 7 settembre a Roma! 

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