Cinque Murales storici di Milano che non ci sono più

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Mure ci guida in una passeggiata tra i pezzi che per anni hanno fatto di Milano la "Casa dello Stile".

Tempo fa, Milano era conosciuta nel writing italiano come la "Casa dello Stile". Se si voleva imparare a capire cosa fosse questa cosa in Italia, bisognava andare a Milano. Qui potevi trovare gli stili più disparati, dal bombing all'evoluzione estrema, dagli sticker (un modo di dipingere molto lineare) alle cose in stile New York. Si veniva a Milano perchè si sapeva che vi si trovavano i migliori. Se volevi far parte di quella cerchia, ma eri nato in un'altra città, dovevi raggiungere il capoluogo meneghino e darti da fare. Per questo in quegli anni la città si riempì di writer da tutta Italia. Se eri un writer, andavi a Milano. Oggi le cose sono diverse. Il comune e le forze dell'ordine negli anni hanno rafforzato le loro politiche "anti murales", e la Lombardia è diventata una delle poche zone dello stivale in cui il writing è reato penale, e non civile. Oltre alla repressione, a Milano anche la pulizia dei muri negli anni è diventata molto scrupolosa, cancellando quasi completamente le tracce del suddetto periodo dorato. "Una volta Dumbo disse: voi continuate a cancellarli, io continuerò a farli. Questa è la perfetta frase del bomber". Inizia così il percorso nei ricordi di Mure, writer dalla fine dello scorso millennio e oggi commesso Dolly Noire, che viaggiando nella sua memoria ci guiderà alla scoperta di quella Milano tra gli anni '90 e i primi 2000 che per tutti era la "Casa dello Stile". Cinque pezzi, tra muri e serrande, che oggi non ci sono più. Cinque pezzi, ognuno a modo suo, fondamentali per capire cosa sia stato quel periodo. Cinque pezzi selezionati e raccontati da Mure. Partiamo.

BANG (CIMIANO)

Quando vidi per la prima volta i bombing di Bang, della CKC, pensai "Io voglio fare quella cosa li". Mi piaceva quella roba, quel bubble. Ne fui molto influenzato. Lui e Lemon erano due personaggi che facevano bombing semplici da cui fui influenzato tantissimo. Non mi interessava di avere la lettera più figa di tutti, io la volevo in quello stile li. A Milano di pezzi di Bang ne trovavi dappertutto, ma a Cimiano, proprio in metro, c'era questo pezzo bellissimo. Lo vedevo tutte le volte che andavo a Cologno per comprare le bombole. Ora non saprei neanche dire che anni erano. Comunque, tanto tempo fa.

NOCE (PIAZZA DEL DUOMO)

Il pezzo di Noce sul palazzo di fronte al Duomo diede una spinta a tutti i bomber. Tutti pensavano "Se lui ha fatto quello, io devo riuscire a fare qualcosa di meglio". Era il periodo in cui mi avvicinavo al writing. Iniziavo a cercare di capire cosa fosse questa cultura, quando una mattina, passando in duomo per andare al muretto, vidi questa fucilata in alto. Fu bellissimo. Se ne parlò molto. Un suo rivale di stile, Dreca, rispose alla sfida facendo un pezzo più in alto di tutti, al decimo piano di un palazzo in zona Famagosta. 

TAWA E CANO (GIAMBELLINO)

Un pezzo storico. Li capii che il wrting non aveva limiti. Si poteva fare quello che si voleva con la bomboletta. La "A" poteva diventare una navicella, la "C" una catena o un cuore. Era bellissima quella roba li! E' stato uno de primi graffiti che mi ha fatto viaggiare. L'ho guardato e non ho pensato subito "che bomba, voglio farlo anche io!", ma piuttosto ho pensato "...che bello...". Sono rimasto esterefatto, e in quel momento ho capito che il writing era arte. Fin li non lo avevo ancora percepito. Non è solo questione di mettere il tuo nome ovunque, qui si parla di qualcosa che può tranquillamente stare in un museo, sedersi e mangiare insieme al rinascimento o al futurismo senza sentirsi fuori posto. 

SARACINESCA 16K (MURETTO)

Ce l'ho stampata in testa perchè era proprio prima di entrare al muretto (storico luogo d'incontro dell'hip hop milanese). Era una visione, quando la vedevi eri arrivato. Una sorta di cancello, quando ci arrivavi pensavi "Ok, ora sono al muretto". Era la porta ad un mondo che conteneva una cultura. Come graffito è arrivato tardi, era il 1998, ma quando lo vidi la prima volta ci rimasi preso molto bene. Ed ogni volta era bello vederlo, perchè voleva dire che era sera, magari domenica, ed eri a casa. L'effetto era molto bello. 

QUI VIVE SAWO (GIAMBELLINO)

Un graffito che purtroppo non è mai stato portato a termine. In quell'anno, il duemila, purtroppo viene a mancare uno dei componenti della mia crew. A quel punto organiziamo un blocco enorme con scritto "Qui Vive Sawo". Per farti capire quanto fosse grande, ogni lettera era lunga circa otto metri. Questa cosa venne fatta su un tetto, ma per uno strano scherzo del destino buttarono giù il palazzo prima che la scritta fosse ultimata. Per un periodo almeno rimase il "Qui Vive". Nella foto io sono sbarbato e infatti alle mie spalle si vedono solo la "Q" e la "U". Quel pezzo me lo ricordo perchè era molto sentito, era il ricordo di una persona che non c'era più...ed era una bomba. 

art crew Dolly Noire Hip Hop Milano Murales street Writing

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