Beba e il rap a tinte rosa

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Devi essere per forza un uomo per fare rap? A quanto pare, sì. Nell’immaginario comune il rap è una cosa da uomini. 

In America non è così e lo è sempre stato fin dall’inizio. Queen Latifah ha giocato un ruolo di fondamentale importanza nella storia del rap. Il suo album di debutto ‘All Hail the Queen’ del 1989 è considerato uno dei migliori dischi rap di tutti i tempi. Lei è stata inoltre soprannominata “lady of rap” per la sua eleganza, lontana dagli stereotipi sessisti del genere e per i temi politicamente consapevoli e femministi delle sue canzoni. Le donne sono presenti sulla scena dagli albori dell’hip hop e nonostante il mondo rap resti un “boys club”, la presenza femminile non si è mai fatta scoraggiare da una musica comunemente associata senza motivo a testi misogini e a una glorificazione del cameratismo maschile. Fin dai primi giorni dell’hip hop, le donne hanno sempre avuto un ruolo importante e molto diverso da quello delle eye candy o agitatrici di culi dei video musicali.

Tornando in Italia, ci vuole coraggio, determinazione, passione e ambizione per poter emergere in un settore così fortemente radicato nell’immaginario e nei suoi protagonisti all’emisfero prettamente maschile. E sono proprio queste le caratteristiche che fanno di Beba una delle rapper donne più forti della nuova scena, insieme alla dj e producer Rossella Esse, formano un duo a tinte rosa che non ha niente da invidiare ai colleghi uomini. Oggi la visione sembra piano piano cambiare, anche se affermarsi, far sentire la propria voce, risultare credibili mixando bravura, tecnica, contenuti e femminilità non è facile, ma Beba ha tutte le carte in regola per essere la prima regina del rap femminile italiano.

Quando hai deciso che volevi fare rap nella vita?

“Mi sono avvicinata al rap in maniera molto naturale, l’ho sempre ascoltato tantissimo fin da ragazzina. A quell’epoca scrivevo poesie, storie ed è stato abbastanza naturale il passaggio a scrivere canzoni e a provare rappare. Nel momento in cui mi sono resa conto di essere capace, ho deciso che  sarei diventata la più brava a farlo”.

Chi ascoltavi o da chi traevi ispirazione?

“E’ difficile che tragga ispirazione da un determinato artista, nel rap italiano non ci sono punti di riferimento femminili, ma sono cresciuta con Fibra e il suo modo di rappare mi ha formato dal punto di vista tecnico”.

Cosa rispondi a chi dice che le donne non dovrebbero rappare?

“Che solo in Italia c’è questa concezione assolutamente maschilista ed è data dal fatto che in questo momento storico siamo una minoranza e visto che è una cosa rara da vedere, viene recepita in modo negativo. Penso che sia solamente una questione di tempo, secondo me questo è il momento giusto per dimostrare che le cose non sono così, in America, in Francia le donne a volte sono ance più brave degli uomini. In Italia le donne tendono a costruirsi un personaggio molto mascolino e questo fa sì che la cosa venga penalizzata maggiormente, non si è ancora vista una donna affermarsi con la propria identità femminile, quindi non tendendo agli atteggiamenti, al linguaggio e ai contenuti maschili”.

Tu come riesci a conciliare la tua femminilità con questo genere musicale?

“Io penso che il rap sia un modo di portare un contenuto in maniera più diretta e schietta, ma questo non significa che i contenuti che io debba trattare non riguardino l’universo femminile. Io parlo di cose che caratterizzano me in quanto donna ed evito di trattare argomenti che non siano riconducibili a me”.

Come vedi le tue colleghe?

“Apprezzo che stiano uscendo molte donne perché significa che il momento è buono, che l’opinione pubblica sta cambiando e la mentalità si sta aprendo. Apprezzo meno i personaggi costruiti a tavolini che non hanno la minima idea di quello che stanno facendo e nella maggior parte dei casi c’è dietro qualcuno che manovra. Per me più competizione c’è, meglio è visto che mi è sempre stato detto sei brava, ma è facile essere brava visto che siete in tre”.

Tu lavori con Rossella Esse, come nascono le vostre canzoni?

“Partiamo sempre da un’idea, da un concept, che a volte è un imput suo, altre mio, dopo di che sviluppiamo il pezzo. Io scrivo il ritornello, la strofa, ci troviamo in studio e ci confrontiamo, mi fido molto del suo parere e del suo giudizio, spesso mi consiglia o mi dice cosa può funzionare meglio, ne parliamo e tiriamo fuori un prodotto che soddisfi entrambe al massimo”.

Quando hai conosciuto Dolly Noire?

“Tramite Rossella, quando il nostro progetto è iniziato ho conosciuto Daniele e mi ha spiegato la nuova linea femminile e ho partecipato alla pubblicità e al lancio di questa capsule. Per me il punto di forza del brand è che riesce ad essere originale pur rimanendo semplice, e quindi è alla portata di tutti, ma mai banale”.

Cosa significa per te Stay Brave?

“Essere molto determinati e convinti di dove si vuole arrivare e fare di tutto per raggiungere i propri obiettivi”.

Beba Dolly Noire Rossella Esse

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