"Un disco e (forse) me ne vado" - Il 2018 di Nerone

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Gli ultimi anni per Nerone sono stati molto intensi. Dopo aver dimostrato il suo indiscusso valore nel freestyle vincendo un "Tecniche Perfette (Lombardia)" e dominando "Spit!", dal 2015 ad oggi il rapper milanese pubblica 100kEP (2015), N Mixtape (2016) di ben trenta pezzi, l'EP Hyper e l'album Max (2017).  Una produzione ricca, sintomo di un artista che ha tanto da dire e dal quale viene spontaneo aspettarsi molto nel futuro prossimo. È proprio dalle aspettative per il futuro prossimo che comincia la nostra chiacchierata con lui, che di cose da dire evidentemente ne ha tante. Ed è pronto a spiazzarci.

"Da questo 2018 sicuramente aspettatevi il disco, che devo consegnare entro Marzo. Sarà poi compito mio e della mia etichetta capire quando buttarlo fuori. Sono abbastanza stufo dell'Italia e di come sta funzionando. Quindi sono intenzionato a fare questo disco come ultimo e andarmene."

Ma è l'ambiente rap ad averti stufato?

"In realtà no. Riguarda proprio l'Italia come paese e la piega che ha preso. Io ho lavorato tanti anni in giro per il mondo, e posso dire quindi di averlo visto. E non è così che funziona. Il mondo è diverso. Ed è come piace a me. Sta diventando logorante anche fare musica, quindi...spero vada bene e io non me ne debba andare mai, perchè questo disco ci fa fare i miliardi. Però la tentazione di mollare tutto è forte." 

La tua intenzione è di salutare la musica o proprio l'Italia?

"No no, saluto proprio l'Italia. Potrebbe essere che magari a Montreal, o dovunque sarò, becco dei nuovi gruppi di lavoro, mi metto a fare della musica. La musica alla fine non la fai per vivere. La fai per resistere. "

E lei, la musica, quando è arrivata? E come mai l'hip hop?

"A me è sempre piaciuto. Già dalle prime cose che ho sentito quando ero pischello avevo capito che tutto il resto mi annoiava. Io poi sono del '91 quindi mi sono subito tutta la musica italiana in piena regola degli ultimi vent'anni, e non l'ho vissuta molto bene, anzi non l'ho mai sopportata. L'unica buona "valvola" di musica italiana che c'è adesso è questa." 

Tu sei sulla scena da un po', e la scena stessa negli ultimi due anni è cambiata parecchio. Come la giudichi oggi guardandola da dentro?

"E' tutto molto strano. Cioè, io mi trovo bene. Dopo anni e anni di scrematura, di litigi, cazzi e mazzi, finalmente ho trovato un mio ambiente, una mia compagnia dove ci sono anche dei miei colleghi. Questa cosa per me era impensabile prima, perchè mi stavano un po' tutti sul cazzo, era un "jet-set" un po' più privato. Adesso i più giovani ci stanno insegnando a rimanere umili, sia in positivo che in negativo. Ci sono dei modelli di umiltà come Tedua, per esempio, che ritengo un ragazzo super umile, che ti fanno capire come si sta al mondo anche se si è da poco tempo nel businness. Poi ci sono anche i personaggi che invece sono l'esempio opposto. Anche li però è tutta una questione di strategia. A volte anche l'artista "stratega", che si pone inarrivabile col fan, comunque ha un discreto seguito. Riesce a creare lui stesso del mistero su cose che in realtà non ci sono. Poi si crea così tanta attenzione attorno ad un disco, o ad un artista, che rischia di esporlo a dei massacri. Come per Kendrick o Drake, gente che non può più permettersi di sbagliare un disco."

A te cosa piace oggi, anche a livello internazionale, musicalmente parlando?

"Io musicalmente sono in Francia. La scena francese è sempre stata africana come contaminazione. Un tempo era Nord-Africa, tutto ciò che di arabo c'era. Ora si è scesi sul Centro-Africa, verso il Congo, con influenze un pochino più calde."

I tuoi ascolti entrano nella tua produzione?

"E' difficile, perchè noi abbiamo il limite di una lingua che si pronuncia come si scrive, e quindi siamo vincolatissimi. L'afro trap in Italia la fa molto bene Quentin Quaranta, che però è costretto anche lui a troncare le parole. Dobbiamo giocarcela coi dialetti. Per esempio ci sono dei ragazzi napoletani che fanno grime e sono molto forti. Noi però a livello europeo sulla Dance Hall siamo forti." 

Tu sei il primo rapper ad essere entrato in contatto con Dolly Noire. Come è nata la collaborazione?

"Mi scrisse Daniele. Mi offrirono di darmi la loro prima linea di cappellini. Io avevo contattato direttamente loro perchè ero intenzionato a stampare le magliette dei Microfili, la mia crew, Loro stamparono queste magliette, mi portarono i cappellini e facemmo il primo video insieme. Io in cambio li ho introdotti un po' nel giro, presentandogli un po di persone. E poi loro son stati molto bravi ad espandersi a macchia d'olio in pochissimo tempo."

Cosa significa per te Stay Brave?

"Stay Brave forse sarebbe resistere e non andarsene in Canada. Comunque cambierei la patria, non la maglietta. Significa tieni duro, sii consapevole che qualsiasi cosa tu stia andando a fare, c'è sempre da scontrarsi con chi la fa meglio di te, chi la fa a meno di te, chi la fa peggio ma arriva più in alto. Devi metterti a contatto con tutte le realtà, essere consapevole dei tuoi mezzi e del mondo con cui ti rapporti." 

 

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