La normalità del coraggio, la vita da rider di Nicola Liviero

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Cominciare con lo snowboard a cinque anni. Iniziare a fare un po' sul serio verso i nove, con le prime gare. Scegliere il freestyle a tredici e a quattordici entrare in nazionale. E' questo il vertiginoso percorso di Nicola Liviero, talentuoso rider che oggi, a diciannove anni, di quella nazionale è già un veterano. "In questo momento ce n'è solo uno che è dentro da più tempo di me" ci racconta sorridendo all'inizio della nostra chiacchierata. 

Tu fino ai tredici anni hai praticato tutte le discipline dello snowboard. Come mai alla fine hai scelto il freestyle?

"Era quello che mi piaceva di più, non quello che mi veniva meglio. Vedevo comunque che poteva esserci un futuro, perchè avevo vinto i campionati italiani. Oddio, li avevo vinti di tutte le discipline, ma a un certo punto ho dovuto deidere quale fare. Ho deciso per quella che mi divertiva di più."

Chi sono stati i tuoi punti di riferimento nella tua specialità?

"Io mi sono sempre ispirato a Manuel Pietropoli, uno dei rider italiani più forti in assoluto. Ha partecipato a due olimpiadi, ha fatto il record mondiale di altezza in quarter pipe e ha vinto anche una coppa del mondo sponsor Red Bull. Lui è stato fortissimo, ed avrebbe potuto fare ancora tanto. Solo che aveva fatto talmente tanto già a ventidue anni, che si è stufato e ha lasciato perdere le gare. Ora ne ha ventisei ed ha già concluso la carriera da tre o quattro anni."

Se potessi rubargli qualcosa a livello tecnico?

"Penso proprio la sua tecnica, la sua precisione. Essendo lui un rider di half pipe, la disciplina più tecnica dello snowboard che io non pratico perchè in Italia non abbiamo strutture dove allenarci, andava bene in tutto quello che era il freestyle, aveva una precisione allucinante. In tutto quello che fa poi è supertalentuoso. Tu gli dici "Fammi questo", e lui te lo fa subito, al primo tentativo. Le sue skills, la precisione negli stacchi, il controllo che ha in aria. Lui può arrivare dopo un anno che non ha snowboardato, provare un trick difficilissimo che forse fanno tre persone in Italia, e gli riesce." 

...e i tuoi punti di forza?

"Penso di essere un rider completo. Nel nostro sport si possono fare tantissimi tipi di rotazioni. Tanti rider girano magari bene solo da una parte, o preferiscono  girare fuori asse piuttosto che sull'asse. A me viene bene girare un po' da tutte le parti. Questa non è una cosa scontata. Tanti imparano una manovra forte, però poi son forti solo su quel tipo di cose e tralasciano il resto." 

Com'è la vita di un freestyler professionista di diciannove anni?

"Guarda, quest'anno sono arrivato a quota cento giorni di assenza a scuola. Son fortunato che la nazionale manda le giustifiche, sennò sarei già bocciato! Di sacrifici ce ne sono tanti. I miei amici più stretti ormai sono diventati quelli della nazionale, perchè sto più tempo con loro che con la mia famiglia. La parte difficile è stata verso i quattordici/quindici anni, quando vedevo che tutti iniziavano ad uscire il sabato sera, invece io andavo a dormire presto perchè la domenica mattina avevo la gara. Poi però capivo che infondo che non me ne fregava niente, perchè la vita monotona da cittadino non è paragonabile alle esperienza che faccio viaggiando. Sono sacrifici relativi. Io mi ritengo super fortunato per la vita che faccio. Ho diciannove anni e ho girato tutto il mondo grazie allo snowboard."  

Qual'è l'errore che non dovrebbe fare chi inizia ad approcciare questo ambiente volendo diventare professionista?

"Lo so che costa, perchè è uno sport costoso. Bisogna andare in montagna, noleggiare o comprare l'attrezzatura, comprare lo skipass, dormire fuori, la macchina, la benzina, l'autostrada. Però una spesa da fare è quella per un allenatore. Le prime volte bisogna prendere un maestro. Tanti pensano di arrangiarsi perchè hanno già sciato o magari fanno skate. Facendo da autodidatta però ci metti il triplo del tempo. Alla fine i soldi che spendi andando in giro di più per migliorare li risparmieresti prendendo due o tre ore con un allenatore. Le basi che ti da un maestro sono importantissime. A livello di attrezzature dipende, non mi sento di consigliare niente. Ma soprattutto all'inizio è importante avere qualcuno da cui imparare."

Sei giovanissimo, ma hai già una bella carriera alle spalle. Quale è stato finora il momento più difficile?

"Quando mi sono rotto il ginocchio e sono dovuto stare fermo otto mesi. Quell'infortunio è arrivato a distanza di neanche un anno da un altro infortunio pesante che ho avuto alla schiena. Se arrivano due sfortune una dietro l'altra di questo tipo è pesante. Ho dovuto saltare una delle stagioni in cui mi vedevo migliorare tanto, e mi son sentito crollare tutto addosso. Vedevo tutti che crescevano a livello tecnico, gente che era molto più scarsa di me che arriva a raggiungermi, e pensavo a cosa sarei potuto essere senza quegli infortuni. Ma più ci pensi, peggio è. Bisogna vedere sempre il lato positivo in quelle cose. Io pensavo "Ora mi preparo talmente bene atleticamente che poi arrivo e spacco tutto, miglioro al doppio della velocità degli altri!"

...E il momento più bello?

"Direi quest'anno, in Canada. La mia prima finale di coppa del mondo, in partenza in centro a Quebec con ottomila persone sotto che guardavano, in notturna. Immagina lo speaker che urla "Nicola Liviero, Italia!"e il pubblico che esulta gasato. Tu vai giù, salti, e sono tutti esaltatati. Poi sei li che aspetti il punteggio, e sai che ti sta guardando anche la tua famiglia da casa, ed è incredibile." 

Il motto di Dolly Noire è stay Brave. Cosa significa per te?

"Nel mio contesto tanti mi definiscono coraggioso per le robe che faccio, ma io le vedo come una cosa normalissima. Mi chiedono: "Ma non hai paura?". Eh, no che non h paura, sennò non lo farei.  Più che a quello che faccio assocerei lo Stay Brave al non mollare, nel mio caso per esempio con gli infortuni. Anche con infortuni grossi grossi, i risultati possono arrivare lo stesso, anche se sei stato fermo un sacco di tempo. Questo vale in tutti i campi. Se uno studia e ha dei problemi, se prende un brutto voto, o discute con la ragazza...bisogna rimanere sul pezzo, non farsi buttar giù." 

 

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