Mare, vento e velocità - Il Windsurf secondo Matteo Iachino

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"Il Windsurf è uno sport che tutti dovrebbero provare, specialmente in Italia che abbiamo una costa così lunga e delle isole fantastiche." Matteo Iachino, campione mondiale 2016 in questa specialità non ha dubbi, i regali che questo sport può fare a chi lo pratica sono impagabili. "Non è solo uno sport, ma anche uno stile di vita. Ti cambia tutte le abitudini, le priorità. Bisognerebbe provare a farlo perchè qualsiasi sport che si pratica in mare ti pone già in un'altra dimensione di libertà, che manca un po' nella nostra quotidianità. Puoi fare un po' quello che vuoi, nessuno ti vede, nessuno ti sente, sei libero di andare dove vuoi. Con il Windsurf fai tutto questo velocemente, sei molto veloce sull'acqua. Quindi hai delle emozioni forti, perchè una persona normale viaggia a cinquanta o sessanta all'ora, che è come andare in moto a centocinquanta. Sull'acqua senti tutto di più, puoi saltare, puoi curvare, combattere con i tuoi amici per vedere chi va più forte. E tutto questo si fa nella natura, spinto solo dal vento, senza alcun rumore. Paradossalmente senza fare molta fatica, perchè il vento ti spinge, tu trasmetti la sua forza nella tavola e acceleri. Con poca fatica vai molto forte e ti diverti. Tutto questo in mare, e se fa anche caldo che è estate...beh, è stupendo." Detto da uno che ne ha fatto una scelta di vita, verrebbe da fidarsi ciecamente. Eppure, all'inizio, lo sport di Matteo era un altro.

Quando è arrivato il windsurf e come mai la scelta di questo sport?

"Io nuotavo, facevo nuoto agonistico quando ero bambino. Poi tra gli otto e i dieci anni ho provato il windsurf grazie a mio padre, che già lo praticava da tanto tempo, e alla fine quando ho avuto dieci anni ho iniziato seriamente. Ero alla spiaggia, ho visto dei miei amici che facevano un corso e volevo dimostrargli che sapevo già fare qualcosa, andare un po' avanti e indietro con il vento leggero.  Quell'estate è nata la passione. Allora ho deciso di smettere con il nuoto e fare solo quello. Mia madre non era molto convinta all'inizio. Mio padre invece ha iniziato ad insegnarmi un po' meglio e così ho cominciato a fare sul serio. Per sei o sette anni l'ho fatto per passione insieme al surf da onda, lo snowboard, lo skate...facevo un po' di tutto insomma."

Sei campione del mondo 2016, ti sei tolto molte soddisfazioni. Com'è la vita di un professionista di windsurf?

"La vita di un professionista è viaggiare. Giriamo sempre. Se non è per le gare è per cercare le condizioni migliori per allenarci in base alle previsioni del tempo. Nella settimana tipo io mi alzo, guardo le previsioni, che comunque conosco già perchè le guardo tutti i giorni, ne controllo l'evoluzione, e a seconda della gara che devo preparare vado ad allenarmi nel vento più forte o più leggero, con le onde o senza le onde. Cerco di andare nella spiaggia dove riesco a trovare le condizioni ideali. Poi vado tre volte in palestra, perchè faccio anche allenamento fuori dall'acqua, in quanto la mia disciplina prevede che tu debba essere pesante. Quindi bisogna lavorare sulla massa. Seguo, anche se non in modo forsennato, un piano alimentare con l'allenatore e un nutrizionista. E' una vita da sportivo un po' zingaro, che gira molto. Quindi è spesso difficile avere dei ritmi normali, e fare le cose che per la maggior parte delle persone sono comuni. Però ora, dopo tanti anni che lo faccio, mi viene tutto molto più semplice. Sicuramente mi son tolto tante soddisfazioni, ho lavorato molto per i risultati che ho ottenuto. Quando metti tanta passione in qualcosa e dedichi la tua vita a quello, se poi ti tornano i risultati, qualsiasi sia il tuo campo è la cosa più bella che ti possa succedere. Aver vinto nel 2016 ed essere nei primi tre per tre anni di fila è stato un'emozione incredibile."

Come si festeggia la vittoria di un mondiale?

"E' sicuramente stata l'emozione più grande della mia carriera, anche perchè me lo sognavo da sempre. E sinceramente sapevo di poterlo fare, ma non ne ero sicuro fino a metà stagione. Quando poi ho iniziato a prenderne coscienza e, a fine stagione, ci sono arrivato è stato notevole. Per festeggiare ho fatto un festone appena tornato a casa con tutti i miei amici, tutta la gente che ha gravitato intorno a me negli ultimi anni. Però più che altro l'ho festeggiato giorno dopo giorno, vivendo il periodo subito dopo la vittoria dove è semplicemente figo alzarsi e sapere che hai vinto."  

Quali sono stai i momenti più difficili della tua carriera fino ad ora?

"Quando ho iniziato a fare la coppa del mondo, per una stagione intera non ho passato un turno. Il che vuol dire che facevo una batteria a eliminazione in cui i primi quattro avanzano al turno successivo, fino ad arrivare alla finale vincenti. Io per un anno non ho passato un turno. Per altri tre anni ho faticato ad entrare nei primi quaranta. Quello è stato un periodo impegnativo, perchè a livello italiano avevo dei bei risultati, ma il gap tra il livello nazionale e quello internazionale era tale che non riuscivo a colmarlo. Quindi appena uscivo dall'Italia pigliavo delle scarpate. La cosa ha iniziato un po' a cambiare nel 2012, ma fino a li è stato molto impegnativo mentalmente. Continuare a prendere mazzate è difficile. Quando ci metti tutto quello che ci puoi mettere, ti alleni, ti prepari, e comunque non vedi la luce perchè continui ad andare uguale a prima è dura. Un'altro momento tosto è stato quando nel 2015 sono arrivato ad essere in testa alla coppa del mondo, ma la pressione è stata troppa. Così nell'ultima gara, in Nuova Caledonia, ho iniziato subito facendo degli errori enormi che ho portato avanti per tutta la competizione, e da primo sono finito terzo. Che per carità, è un ottimo risultato, era la prima volta che ero sul podio e combattevo per il titolo. Però al contempo è stato un brutto colpo perchè io sono arrivato li in testa e pensavo di non poter finire peggio che secondo. E invece ho fatto delle cavolate tali che son riuscito a chiudere al terzo posto. Questo mi ha comunque insegnato tanto sulla pressione, sull'importanza del mantenere la calma e il focus sull'obiettivo."

Oggi su che obiettivi stai lavorando?

"Ora sono in Giappone a fare una gara per lo step asiatico della coppa del mondo, che comprende appunto Giappone e Corea del Sud. L'obiettivo è quello di uscire da questo inizio del tour in una buona posizione per giocarmi il titolo di nuovo. Per ora abbiamo fatto una prova e sono arrivato secondo, quindi la stagione è partita bene. Ora finiamo il Giappone, giovedì inizia la Corea, poi si torna in Italia e si va in Spagna e Portogallo a giugno." 

Come nasce il tuo rapporto con Dolly Noire?

"Me ne ha parlato un mio amico di Diano Marina. Mi ha detto che Dolly cercava degli ambassador per promuovere il brand, che stava crescendo in fretta. Una cosa fatta da ragazzi, a Milano, quindi abbastanza vicino. Allora son entrato in contatto con Daniele e dal niente è nato il nostro rapporto." 

Il motto di Dolly Noire è Stay Brave. Cosa significa per te?

"Essere coraggiosi ed inseguire i propri sogni a tutti i costi. E' quello che ho fatto e che continuo a fare. Credo che tutti dovrebbero farlo e sarebbero molto più felici. Questo è il mio Stay Brave."

 

Dlynr Dolly Noire Matteo Iachino sport surf Windsurf World Champion

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